La banda ultra larga e le aziende di Stato Business, Economia, Industria

La banda ultra larga e le aziende di Stato
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)
Plusone Facebook Pinterest Twitter Email

enelLa banda larga diventa una questione di “Stato”. Dopo il coinvolgimento di Enel, il primo operatore nazionale nel settore dell’elettricità, entra a far parte della discussione con il Governo anche Terna, società che possiede e gestisce la rete elettrica nazionale ad alta tensione, controllata al 29,85% dalla Cassa Depositi e Prestiti attraverso Cdp Reti. Lo dimostrerebbe l’incontro che si è tenuto lo scorso 4 maggio tra l’amministratore delegato di Terna, Matteo Del Fante, e il vicesegretario generale del Consiglio dei ministri Raffaele Tiscar.

Lo scopo del Governo è quello di raggiungere gli obiettivi dell’Agenda europea 2020, che prevedono in particolare una velocità di navigazione a 100 megabit al secondo per il 50% della popolazione e almeno 30 megabit al secondo per gli altri. Obiettivi non facili se si considera che parte delle aree da ricoprire a livello nazionale non suscita l’interesse degli operatori storici delle telecomunicazioni, che non sarebbero particolarmente favorevoli ad investire in aree caratterizzate da bassa densità di popolazione e da difficoltà territoriale di realizzare nuove infrastrutture per ospitare la fibra. D’altro canto Enel potrebbe invece sfruttare le proprie infrastrutture ad elevata capillarità territoriale, contribuendo alla velocizzazione della diffusione della banda larga e contemporaneamente ottimizzando i costi di investimento.

Terna da parte sua potrebbe proprio compensare mettendo a disposizione il resto della rete elettrica, ovvero le linee di alta tensione, ed è dalle sue mosse che potrebbe dipendere il futuro del dialogo con Telecom: il Governo, con queste valide alternative, potrebbe avviare la realizzazione dell’intera infrastruttura anche senza il primo operatore delle telecomunicazioni vista la capillarità che avrebbero insieme le reti elettriche ad alta tensione di Terna e media e bassa di Enel. Peraltro non avendo come core business l’offerta del servizio telefonico (nonostante Enel ci abbia provato anni fa con la breve acquisizione di Wind) una rete così costruita non darebbe nemmeno vita a un soggetto potenzialmente in grado di creare un nuovo monopolio. Una delle ipotesi che il governo starebbe vagliando è quella di costituire una nuova società ad hoc partecipata dal pubblico e da portare magari sul mercato, un po’ come accaduto proprio con Terna.

In questo contesto l’Enel è già entrato nella partita della banda ultra larga in maniera concreta ed è disponibile ad avviare sinergie con gli operatori di telecomunicazioni, offrendo le proprie infrastrutture per la posa della fibra soprattutto nelle aree del paese più remote o meno attraenti per nuovi investitori. Si parla di circa 1.200.000 Km di linee elettriche e 450 mila cabine di distribuzione, alle quali sarebbe consentito l’accesso degli operatori.

Questo si concilia perfettamente con l’obiettivo strategico di Enel di sviluppare non solo il progetto Smart Grids, ovvero l’automazione evoluta della rete elettrica che permetterebbe la gestione efficiente di tutti gli utenti connessi e quindi una migliore integrazione delle Energie Rinnovabili, ma anche la fornitura di nuovi servizi di rete come la Mobilità Elettrica, le Smart cities e l’Internet of Things. In pratica il futuro dell’organizzazione della nuova società moderna, in linea anche con gli obiettivi europei per il raggiungimento di società sempre più sostenibili ed innovative.

L’Enel tra l’altro è già leader mondiale per la produzione dei contatori intelligenti e nei prossimi mesi sarà impegnata nella sostituzione dei vecchi contatori elettronici installati nei primi anni del 2000, con appunto i nuovi contatori digitali di seconda generazione, dotati di SIM per la trasmissione dati di ogni singola utenza.

Per Enel c’è, in parallelo, un altro tema che potrebbe avere un peso non indifferente in questa partita negoziale: a fine 2015 finisce il ciclo tariffario attuale e, dunque, dovrà essere aperto molto presto il confronto sul nuovo ciclo di tariffe con il regolatore. Per adesso si dovrà comunque attendere come la posizione del governo sulla definizione delle regole di accesso ai 6,5 miliardi di investimento pubblici.

Plusone Facebook Pinterest Twitter Email
La banda ultra larga e le aziende di Stato
0 votes, 0.00 avg. rating (0% score)