Giuseppe Berto, Thirty Years Later Cultura

Giuseppe Berto, Thirty Years Later
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A 30 anni dalla morte, tre università Usa ripercorrono l’opera dello scrittore in un convegno internazionale che ha coinvolto illustri studiosi e italianisti d’America

Giuseppe Berto, Thirty Years Later 3

Giuseppe Berto

Se domandassi ad un giovane se ha letto qualche opera di Giuseppe Berto certamente mi risponderebbe che  non sa chi sia . Ciò non mi stupirebbe visto che le nuove generazioni, e non per colpa loro e neanche dei loro insegnanti, non conoscono e non leggono i maggiori autori della nostra storia letteraria.

Berto, come è noto, è  nato a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914 ed  èmorto a Roma il 1978 ed è stato uno degli scrittori più originali e significativi del Novecento italiano.

La sua attività di narratore è cominciata durante la sua prigionia in Texas tra il 1943 e 1945, dove ha scritto “Le Opere di Dio” e “La perduta gente”. Tra i suoi libri più importanti ricordiamo “Il Brigante”, “La cosa buffa” e “La gloria”. “Il male oscuro” è il suo romanzo più famoso ed  è considerato il suo capolavoro.

Ma quali sono le ragioni che hanno fatto sì che  su Berto cadesse il velo della dimenticanza? Il caso di Berto è sintomatica espressione di una disaffezione sempre più diffusa verso qualunque tipo di scrittura complessa e non legata semplicemente alle richieste del mercato o è l’esito purtroppo di un silenzio perpetrato dalla nostra cultura verso uno scrittore a cui non è stato perdonato il suo temperamento di “indipendente ed irregolare”?

È difficile rispondere a questa domanda; certo è che se  Berto è poco letto in Italia, è invece fonte di interesse negli Stati Uniti, dove tre università (State University di New York, la Rutgers University e la Fordham University) hanno dedicato un convegno internazionale al grande scrittore di Mogliano Veneto.

Gli “Atti” del Convegno sono stati curati da Luigi Fontanella e Alessandro Vettori e sono stati editi dalla Marsilio nel 2009 nel volume “Giuseppe Berto: Thirty Years Later”.

Gli autori del volume sopraccitato non solo analizzano e studiano i caratteri peculiari dell’opera letteraria di Berto, ma indagano anche le ragioni sociali e culturali che ne hanno condizionato ideologicamente la presenza nelle nostre patrie lettere.

Nel “Discorso inaugurale” agli “Atti” Luigi Fontanella scrive: «C’è infine, – ma non alla fine, qui passo alla terza e maggiore motivazione- da considerare che la presenza di Berto nelle nostre patrie lettere è spesso stata viziata o condizionata ideologicamente.

E qui sfondo una porta aperta. Agli occhi dell’establishment italiano uno scrittore non allineato, fieramente intransigente come Berto, appariva quanto meno uno strampalato eslege.

[…] Ciò che stupisce e offende e, ancora oggi, l’esclusione o l’estrema riduzione della voce «Berto» in quasi tutti i manuali o repertori antologici dedicati alla Letteratura Italiana del Novecento, persino in quelli di cui sono autori studiosi che a suo tempo avevano elogiato apertamente Il male oscuro. […]

Romanzi come Il male oscuro, da quel capolavoro che era ed è, era destinato, al pari di grandi romanzi, letteralmente eccezionali del Novecento europeo, a rimanere un monstrum irripetibile, che non poteva avere «imitatori», in quanto per l’esperienza individuale e vitale di un uomo, di un uomo forse molto solo di fronte al proprio destino.»

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