Napoli: è l’ora di Insigne Sport

Napoli: è l’ora di Insigne
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Il “golden boy” vuole giocarsi le sue chance in maglia partenopea: “non sono l’erede di Lavezzi però mi sento pronto a fare la mia parte. Adesso sogno lo scudetto”

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Lorenzo Insigne

Via Lavezzi, destinazione Psg, e allora a Napoli è già affisso il cartello dell’estate: cercasi nuovo idolo scugnizzo. Meglio ancora se, oltre ai colpi di genio, sfoggia anche un viso scolpito in pietra napoletana doc.

Il nome del predestinato è già scritto e si chiama Lorenzo Insigne, il genietto scoperto e pagato 1.500 euro da Giuseppe Santoro nel 2005.

A Pescara ha spopolato e non si contano più i paragoni con Roberto Baggio, Alex Del Piero e altri campioni che hanno fatto la storia del calcio italiano. Addirittura è saltato fuori il nomignolo di “Messi dell’Adriatico”.

Ha trascinato il Pescara in serie A a suon di reti (18) e assist, è stato eletto miglior giovane del torneo cadetto e il futuro è adesso, subito, per Insigne. La gente è già innamorata pazza di lui e c’è la fila dei club che lo vorrebbero strappare al Napoli, perchè la classe ricorda a qualcuno quella del Divin Codino e altri ancora rivedono nelle movenze del “Nano” il primo Pinturicchio.

«Napoli il sogno di un bambino nato in questa città. E’ il sogno di tutti i ragazzini napoletani che giocano a calcio. Che crescono sperando di indossare, un giorno, la maglia azzurra e giocare al San Paolo. Cosa c’è di più bello? Niente. Spero davvero che ci possano essere le condizioni».

«Ho letto che sarei tornato a Napoli soltanto se fossi stato considerato al livello degli altri, ma non è assolutamente così. Innanzitutto perché è il club a decidere se tornerò. Ma poi, com’è possibile pensare che mi ritenga al pari di Cavani, Pandev e Hamsik? Per condizioni migliori, intendo dire essere considerato pronto per l’uso nel caso in cui manchi uno di questi campioni. Rientrare nelle logiche del turnover. Per rendere bene l’idea, e senza mancare di rispetto, sarebbe bello se fossi considerato un po’ come il Pandev dell’anno scorso».

«Il capitano, Paolo Cannavaro, mi ricorda sempre di non sentirmi arrivato e di lavorare ogni giorno di più. Sono molto legato a lui e a Grava, ma ho un ottimo rapporto con tutti i ragazzi conosciuti due anni fa».

«Tutti sanno che Lavezzi è un fenomeno, un calciatore straordinario, ma forse non tutti conoscono il suo lato umano: è un campione anche nella vita. Umile e gentile. Non ha mai fatto pesare di essere il Pocho né a me, né agli altri ragazzi della Primavera che frequentavano la prima squadra: per lui eravamo parte integrante, tutti allo stesso livello».

«Ho chiamato in questi giorni Zeman, mio maestro e punto di riferimento in campo e nella vita. Mi emoziona che mi chiedano un autografo, farei di tutto per non deludere i bambini e voglio soprattutto ripagare l’attesa e la fiducia che c’è attorno a me».

“Un sogno? Che il Napoli vinca lo scudetto con me in campo. Posso sognare?”.

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