Aiuti all’Europa ci costeranno 48 miliardi Economia

Aiuti all’Europa ci costeranno 48 miliardi
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Grecia, Portogallo e Spagna in difficoltà e come se non bastasse la crisi interna dovremo farci carico del peso di politiche scellerate in altri Paesi dell’Ue

Aiuti all’Europa ci costeranno 48 miliardi 3

aiuti all’Europa sempre più onerosi

La Grecia che affonda, il Portogallo che barcolla e la Spagna che bussa alla porta per salvare le proprie banche. Avanti un altro, sotto a chi tocca.

I riflessi di politiche governative e logiche finanziarie fallimentari minacciano sempre più di diventare una zavorra letale per le nostre tasche.

A conti fatti l’Italia sborserà per i piani Ue almeno 48 miliardi. Segno apparentemente positivo per i mercati europei che reagiscono positivamente al via libera di Bruxelles per il sostegno al sistema di credito spagnolo ma spietata conferma anche di un nuovo impegno finanziario all’orizzonte per tutti i paesi dell’Eurozona. Ecco perché al ministero già fanno i conti, in vista dell’accordo definitivo che diventerà operativo dopo la decisione dell’Ecofin, convocato per il 20 e 21 giugno.

Finora le cifre sono andate crescendo: nel 2010 il sostegno ai Paesi in difficoltà è costato all’Italia 3,9 miliardi, lo 0,3% del Pil. Nel 2011 la somma degli esborsi è salita a 9,2 miliardi (lo 0,6% del Pil) di cui 3,2 miliardi, 1,6 ciascuno, per gli aiuti a Irlanda e Portogallo erogati tramite il Fondo salva Stati europeo (Efsf-European Financial Stability Facility) ed il resto, 6,1 miliardi di prestiti diretti alla Grecia.

Nel 2012 il governo stima di concedere finanziamenti complessivi in favore di Grecia, Irlanda e Portogallo per 29,5 miliardi che saranno sempre erogati dall’Efsf. In aggiunta vanno conteggiati i versamenti per la sottoscrizione della quota italiana al capitale dell’Esm, (l’European Stability Mechanism), il meccanismo permanente destinato a sostituire il vecchio Fondo salva Stati. Circa 5,6 miliardi da versare in due rate.

C’è poi da preventivare se i 100 miliardi di aiuti alle banche spagnole richiederanno un nuovo intervento, appesantendo così il conto dell’Italia.

Ad ogni modo il conto è già salato così: 48,2 miliardi di euro di esborsi entro il 2012 senza contare quindi le altre tre rate di versamenti pro-quota del capitale dell’Esm entro la metà del 2014.

Quanto alle banche italiane, le incognite sui debiti sovrani possono coinvolgerle, ma sono nel complesso più solide delle spagnole e Bankitalia afferma che rispetteranno gli impegni di ricapitalizzazione chiesti entro giugno dall’Eba, l’autorità europea di vigilanza.

 Come se non bastasse la crisi interna, insomma, e in un momento di pressione fiscale “bestiale”, dovremo farci carico del peso di politiche scellerate in altri Paesi dell’Unione Europea. Qualcuno cantava che il cielo blu ma in Italia, di questo passo, appare sempre più nero, nerissimo.


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