La Grecia alle elezioni: il terrorismo psicologico su Syriza e la guerra sporca dei media

La Grecia alle elezioni: il terrorismo psicologico su Syriza e la guerra sporca dei media.

Alexis Tsipras può ripeterlo in ventisette lingue diverse, scriverlo sui muri di Atene, recitarlo al contrario, declamarlo saltando su un solo piede mentre si tocca il naso, urlarlo dalle vette dell’Acropoli, scandirlo e mimarlo allo stesso tempo, potrebbe fare qualunque cosa per sottolineare il mantra che ormai lo accompagna da settimane “Sì all’euro, sì all’Europa, ma sì anche al governo del popolo e alla rinegoziazione del debito”, i giornali – greci, italiani, tedeschi… – continueranno a titolare (variando le costruzioni sintattiche e le scelte lessicali ma non la sostanza): “Se vince Syriza la Grecia torna alla Dracma”. In due parole: terrorismo psicologico. La strategia è quella di offrire letture speciose della realtà al fine spaventare a tal punto la popolazione – prospettandole uno scenario in cui la vittoria di Syriza o di una qualunque forza diversa da Nuova Democrazia e PASOK equivale a miseria e morte – da costringerla a votare per la conservazione, per il lento morire, per il progressivo annientamento dei diritti in favore degli speculatore, senza che esista alcuna comprovata possibilità di ripresa, il tutto perché si completi la svendita del paese alle lobby e agli speculatori, gli stessi che l’hanno costretta nella situazione in cui versa.

Ora, pur volendo chiudere gli occhi riguardo soluzioni all’islandese o all’argentina, non sembra possibile neppure ridiscutere e rinegoziare il debito e le misure di austerity; non sembra neanche vagamente accettabile metter bocca su quanto stabilito unidirezionalmente dalla Troika che – di fatto – ha istituito una sorta di protettorato in terra ellenica. Come se fosse del tutto normale – e anzi auspicabile – che uno stato sovrano debba accettare supinamente imposizioni esterne perché ha contratto un debito. In che condizioni lo ha contratto? Con chi lo ha contratto? Chi sono i responsabili di quel debito? Quanti modi esistono per far fronte alla situazione? E – soprattutto – le persone contano più dei profitti, o no? Queste le domande che non sembra lecito fare. Bisogna pagare nei modi e nei tempi prescritti dalla Troika, senza discutere, zitti e mosca, e se qualcuno ci rimette le penne occorre accettare che ogni cura preveda i suoi effetti collaterali.

Syriza non ci sta. Sono in molti a non volerci stare. I risultati delle scorse elezioni dimostrano che la frangia antieuropeista è molto più consistente di quella europeista. Del resto, l’Unione Europea non ha fatto nulla per conquistare la fiducia dei greci, li ha trattati come fossero merce sacrificabile sull’altare del Dio Mercato, li ha umiliati e costretti alla fame, li ha offesi e canzonati per il loro stile di vita, per le scelte fatte; salvo poi restare a braccetto dei politici greci che – per cinquant’anni – hanno fatto della penisola ellenica un banchetto per se stessi e un’oasi per i loro protetti; salvo poi approfittare di quel clientelismo per speculare fino al ridicolo. A tutt’oggi, Angela Merkel si augura che vinca la Nuova Democrazia di Antonia Samaras (incredibilmente dato come primo partito nei sondaggi ufficiali…); ovvero la formazione politica di centrodestra protagonista della truffa dei conti per l’entrata nell’unione, formazione popolata da loschi personaggi che hanno consapevolmente traghettato la Grecia verso il fallimento, dai diretti responsabili della condizione di necessità in cui versa la popolazione ellenica, dai signorsì, dai cagnolini dell’Unione Europea, dai firmo-tutti-pur-di-conservare-i-miei-privilegi. Ed è questo che l’Unione Europea si augura per la Grecia? Altri cinque anni di governo nelle mani di lobbisti e corrotti? In quale perversa maniera una cosa del genere dovrebbe rappresentare il meglio per il popolo greco?

A sentire gli attivisti politici più impegnati nella campagna elettorale, i media hanno avuto un ruolo importantissimo nella guerra sporca che si sta portando avanti contro Syriza e i partiti che non intendono firmare il Memorandum con occhi bendati. Angelo Saracini, architetto italiano residente da diversi decenni i in Grecia, afferma che “tutta la campagna elettorale è stata improntata sul chi è a favore del cosiddetto ‘referendum’ e chi è contro; il tutto farcito costantemente da dosi giornaliere di terrore ad hoc sul tema ‘se si lascia l’euro cosa accade’”. Questo è quanto è accaduto nell’assoluta noncuranza delle precise dichiarazioni che Tsipras è andato ripetendo con estrema moderazione dei toni e contenuti che, per quanto radicali rispetto allo status quo, non appaiono affatto in linea con il desiderio si “sovvertire l’ordine costituito”.

Questo uno stralcio dell’intervista che, pochi giorni fa, Alexis Tsipras ha rilasciato per controlacrisi.org: “Noi abbiamo chiesto il voto della gente per annullare il Memorandum, le sue leggi applicative e proponiamo di sostituirlo con un «Progetto di Ricostruzione Nazionale». Vogliamo sostenere lo sviluppo economico e sociale del paese, le attività produttive e il risanamento delle finanze pubbliche senza i traumi della macelleria sociale che ci ha imposto la troika e i governi di Pasok e Nuova Democrazia. Syriza vuole una soluzione europea di fronte ad una crisi europea. La vittoria sarà di chi si batte in Europa contro le politiche dei tagli. Noi non vogliamo prestiti su prestiti. Questa è una politica che distrugge la Grecia e l’eurozona. Vogliamo respirare con una moratoria e devono permetterci di non pagare gli interessi per un periodo, per risanare la nostra economia, creare posti di lavoro, far tornare la fiducia e la speranza alla gente. Solo allora potremmo vedere cosa fare con il debito”. Ma non è tutto, quel che più spaventa lobbisti greci ed europei sono i progetti che Tsipras ha annunciato rispetto all’evasione fiscale e alla distruzione della caste, ovvero: “I lavoratori e i pensionati hanno pagato e hanno sofferto già tanto. Dobbiamo fare una riforma fiscale e contenere la spesa pubblica, con la fine dell’era dell’sercito dei golden boys e dei famosi consiglieri dell’amministrazione pubblica. La grande “fiesta” con i fornitori della pubblica amministrazione deve finire. Solo così saremo in grado di rivalorizzare il settore pubblico e la sua efficienza. Centinaia di miliardi di euro degli evasori greci “riposano” in Svizzera e nei paradisi fiscali. Perché Venizelos e Samaras non hanno fatto accordi con la Svizzera ed altri paesi per tassarli? ND e Pasok sono arrivati a tassare anche chi ha meno di 5.000 euro l’anno, quando l’Unione Europea stabilisce la soglia della povertà a 7.000 euro l’anno”.  Di tutto questo non c’è traccia alcuna nelle principali testate nazionali e internazionali, tutto gira intorno all’equivalenza “SYRIZA sta a ND e PASOK come la DRACMA sta all’EURO” e – al di là delle personali considerazioni riguardo l’utilità del programma di Syriza e la necessità di scelte più o meno radicali – pervertire un chiaro messaggio politico a fini terroristici costituisce un’insopportabile manipolazione che (ove mai ce ne fosse bisogno) conferma ancora una volta l’assoluta noncuranza della Troika per quell’idea di democrazia che tanto a vanvera sventola.