Megabox, la vendetta di Kim DotCom Scienza & Tech

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Megabox, la vendetta di Kim DotCom
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Megabox, la vendetta di Kim DotCom.

La guerra tra Megavideo e l’industria musicale si arricchisce di un nuovo colpo di scena. Kim DotCom, fondatore della celebre piattaforma di condivisione e attualmente agli arresti domiciliari dopo la chiusura del suo impero per opera dell’FBI, ha annunciato l’avvio di un nuovo progetto di condivisione musicale chiamato Megabox. Il servizio opererà nel pieno rispetto delle leggi sul diritto d’autore ma punterà a creare un rapporto diretto tra l’artista e il pubblico, bypassando di fatto tutto l’apparato dell’industria musicale. Nuova stoccata quindi nella guerra che ormai da mesi vede contrapporsi le major discografiche, contemporaneamente impegnate a sostenere diversi disegni di legge liberticidi per la tutela del copyright in rete, e il pirata informatico fondatore di Megaupload e “rappresentante” dell’intero settore del file hosting, messo in ginocchio dalla raffica di arresti e offuscamenti messi in atto dal Dipartimento di Stato americano.

LA GUERRA DELLE MAJOR – Non ci sono ormai dubbi sul fatto che l’intera operazione ai danno dell’impero di Megavideo sia stata in qualche maniera “sostenuta” dall’industria cinematografica e musicale, mai come in questo periodo scesa in campo attivamente per chiedere una stretta sul diritto d’autore specialmente in rete (basti pensare al SOPA, tanto per fare un altro esempio). La mano pesante si è fatta sentire, con interventi di carattere legislativo e giudiziario che hanno fatto nascere non poche proteste e che hanno creato un vero e proprio panico in tutto il settore del file hosting, con altre piattaforme simili a Megavideo costrette a chiudere per evitare lo stesso trattamento. Kim Schmitz però è un hacker e come tale inevitabilmente ama le sfide. Così se da una parte continua la difesa ad oltranza nella causa che vede coinvolta la sua vecchia creatura, dall’altra è pronto a lanciarne una nuova, Megabox, con regole diverse ma soprattutto scopi diversi.

LA VENDETTA DI KIM DOTCOM – Il nuovo servizio infatti rispetterà diligentemente le leggi in vigore su copyright e diritto d’autore ma punterà a rendere più diretto il rapporto tra i consumatori e gli artisti che producono musica, a cui andrà il 90% degli introiti derivati dall’acquisto di brani sulla piattaforma. Le finalità di questa operazione sono due: colpire le major musicali e migliorare l’immagine del suo impero mentre è in atto ancora la causa che lo vede imputato per oltre dodici reati. Destinando la quasi totalità dei ricavi agli artisti (con un mercato della musica in rete in costante crescita) l’hacker tedesco assesterebbe un durissimo colpo alle grandi etichette discografiche, forte anche della popolarità di un servizio come Megavideo, amato da milioni di utenti in tutto il mondo. Allo stesso tempo una piattaforma del tutto legale aiuterebbe DotCom a “ripulire” l’immagine del suo impero; una parte della difesa infatti si basa sul fatto che la piattaforma di filesharing ufficialmente fosse un servizio regolare per consentire agli utenti di scambiarsi file. Il fatto che i server potessero ospitare qualche (centinaia di migliaia di) film era conseguenza solo di un cattivo utilizzo da parte degli utenti, senza quindi un coinvolgimento diretto della piattaforma, che naturalmente non può controllare ogni singolo file caricato. Con Megabox Kim Schmitz intende quindi tornare in pista mentre l’impianto accusatorio mosso contro di lui comincia man mano a sgretolarsi.

IL RITORNO DI MEGAVIDEO? – Oltre al lancio di Megabox l’industria musicale ora teme che la causa contro Megavideo si possa concludere in un nulla di fatto. L’intera operazione condotta contro l’impero di DotCom infatti sarebbe stata eseguita ai limiti o forse oltre del diritto internazionale, trovando naturalmente l’opposizione implacabile della difesa che su questo punta all’assoluzione totale. Il pirata di origini tedesche infatti risiede in Nuova Zelanda mentre i server di Megavideo sono ospitato ad Hong Kong, nulla a che fare quindi con gli Stati Uniti e con le leggi in vigore in quel paese. Inoltre i reati per cui l’hacker è stato arrestato per la legge neozelandese sono insufficienti per concedere l’eventuale estradizione, il che impedisce di fatto che possa essere processato da un tribunale americano. Non sono solo che alcuni degli errori condotti nell’attacco al re dei servizi di filesharing da parte dei Dipartimento di Stato, troppi perchè la difesa di DotCom non riesca a trovare un escamotage per salvare il suo assistito e, perchè no, ipotizzare un ritorno della piattaforma.

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