Depressione in agguato quando lo stress è tanto Scienza & Tech

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Depressione in agguato quando lo stress è tanto
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Depressione in agguato quando lo stress è tanto.

La complessità di un disturbo grave come può esserlo quello depressivo non può certamente essere ridotta ad una spiegazione univoca e statica che dia soddisfazione ad un bisogno di classificazione: caratteristiche biologiche ed ereditarie unite a fattori ambientali e psicologici possono concorrere nel disegnare le linee di una patologia che non si risolve unicamente nell’abbassamento del tono dell’umore ma che incide profondamente sull’esistenza dell’individuo attraverso alterazioni nelle capacità cognitive, nei comportamenti, nelle relazioni sociali, nonché nelle modalità di osservare e raffigurare la realtà, sé stessi ed il mondo esterno. Che anche lo stress rientri, dunque, tra le possibili concause non è certamente una novità, anche se il meccanismo che fa da fondamento a questo effetto non è ancora sufficientemente conosciuto.

Un cervello senza difese – La capacità fondamentale di gestire i cambiamenti di umore si ritrova ad essere fortemente penalizzata quando il troppo stress grava sulla mente e sull’anima come un macigno: stress che può derivare non solo dalla persistenza del peso di un trauma con il quale si è costretti a convivere, ma anche da condizioni di vita particolarmente faticose o che non consentono un equilibrato controllo delle proprie esigenze nei tempi più congeniali a ciascun singolo individuo. Proprio in questo caso, la cronicità di tale lento logorio psico-fisico esporrebbe ad una maggiore probabilità di andare incontro a rischi ben più gravi rappresentati da disturbo depressivo, disturbo bipolare ed ansia. Così come è noto che il lavoro del tanto stress può influire sulle condizioni di salute fisica, attraverso le espressioni più varie che l’organismo adotta, allo stesso modo al nostro cervello accade qualcosa di molto simile a quello che si verifica quando le difese immunitarie si abbassano e il corpo inizia a subire attacchi di fronte ai quali è improvvisamente debole.

Uno studio – Le modalità in cui si attiva questo meccanismo sono state illustrate dai ricercatori della Yale University guidati da Ronald S. Duman che, in un recente esperimento i cui dettagli sono stati pubblicati dalla rivista statunitense Proceedings of the National Academy of Scienceshanno  seguito le reazioni di alcuni ratti di laboratorio costretti a situazioni di stress cronico quali mancanza di gioco e cibo, isolamento, cambiamento nel ciclo di notte e giorno. Nel giro di pochi giorni, gli studiosi hanno rilevato come nei modelli animali sia stata riscontrata una riduzione nell’attività del gene per la produzione della neuritina, quest’ultima associata alla plasticità cerebrale e dunque alla risposta della mente alle nuove esperienze e agli sbalzi d’umore: un effetto che, tuttavia, è risultato essere reversibile in quanto curabile grazie ad alcuni farmaci antidepressivi. Al contempo, però, un potenziamento dell’attività della neuritina è servito ugualmente a riportare il cervello in condizioni migliori: ciò potrebbe rivelarsi di grande utilità per valutare nuovi approcci farmacologici ad un male estremamente diffuso e per il quale, a tutt’oggi, sono numerosi e diversi i trattamenti a cui si ricorre.

Non solo stress – In fondo, se la depressione è da molti considerata come «il male del secolo» è quasi inevitabile associare ad essa, al pari di un fratello, un altro grande prodotto della società occidentale degli ultimi decenni, lo stress: e immaginare che l’una “cooperi” con l’altro non sembra tanto improbabile. Tant’è vero che non sono mancate le ipotesi che collegano la depressione alla stessa vita da ufficio e addirittura al consumo smodato di junk food: tutti fattori di stress contemporaneo che concorrerebbero a rendere l’uomo più fragile dinanzi al «male oscuro». Nella fattispecie, tuttavia, è stato già sottolineato come il disturbo si presenti di una tale complessità che l’ipotesi di poterne individuare una sola causa scatenante è semplicemente irrealizzabile: troppi gli elementi in gioco per dare forma e sintomi ad un disagio interiore profondo che, oltretutto, prende inevitabilmente le forme e gli aspetti suggeriti a ciascuno dalla cultura di appartenenza.

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