L’artigiano Lerner, buona l’ultima de L’infedele Film & TV

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L’artigiano Lerner, buona l’ultima de L’infedele
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L'artigiano Lerner, buona l'ultima de L'infedele.

Non è una replica, né un “meglio di”. E’ il secondo giorno di luglio e Gad Lerner è davvero in diretta col suo L’ infedele. Non ci stancheremo mai di elogiare i pochi personaggi Tv che dopo i primi accenni di caldo perseverano, nonostante tutto, nel tentativo di equiparare le proprie ferie con quelle dei comuni mortali. Rischiano di passare per eroi, ma dovrebbe essere solo norma. Per di più è stata anche una puntata dagli ottimi spunti, che a Lerner non mancano mai, solo che a volte gli mancano le chiavi per svilupparli. Ieri si parlava dei rapporti dell’Italia con l’Europa a seguito dei risultati dei recenti vertici , della sostanziale demonizzazione spropositata della Germania, ritratta come un virtuale cane da guardia feroce.

Difendeva quest’ultima deriva demenziale Alessandro Sallusti, direttore di Un giornale, almeno così pare. Si difende per aver seguito, di recente, questa linea anti teutonica che ha raggiunto i suoi picchi con le prime pagine derisorie per Anglea Merkel nel giorno dopo la vittoria dell’Italia sulla Germania agli europei. E’ una linea che buona parte della stampa ha alimentato se non creato, vantando in prima fila personaggi di spicco, Bruno Vespa su tutti.  Sallusti ha fatto lo sparring partner di chi ne sapeva più di lui e parlava con cognizione di causa. Ha avuto la faccia tosta di asserire che lo spirito di rivalsa post semifinale fosse un sentimento nazionale, comune: insomma saremmo tutti dei cretini convinti che quella vittoria significasse qualcosa oltre che un risultato meramente sportivo; e magari crediamo pure che Monti abbia portato male contro la Spagna. Così si chiuderebbe alla perfezione il circolo vizioso.

La grazia di Lerner nel condurre la puntata (è lecito credere fosse più serafico in virtù delle vacanze a vista) fa sì che anche le affermazioni più campate in aria, da chiunque provengano, siano accolte con lo spirito di uno che le voglia capire per discuterne, che non le pregiudichi sulla base dell’autore. Non c’è ombra della facilità a scandalizzarsi e nemmeno la tendenza all’applauso facile, cosa che è oramai appannaggio esclusivo dei talk di sinistra. Pur essendo il più sinistrorso di tutti, L’infedele non cede quasi mai a questa facilità di giudizio. La misura ed il tatto, l’anima fondamentalmente artigianale del programma, fanno del ritrovo del lunedì sera di Gad Lerner un’incontestabile zona franca di buon senso, nella quale si crea, si sperimenta in silenzio, da dieci anni, una tipologia di talk show che nella nostra Tv non esiste: quello silenzioso. I pochi che lo vedono, continueranno a vederlo. I nuovi che scoprono La7 il lunedì sera, rimangono increduli.

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