Quando il curry sarà “made in England” Scienza & Tech

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Quando il curry sarà “made in England”
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Quando il curry sarà

Per acquistare e possedere le preziose spezie, per poter portare il profumo intenso dell’esotico fino alle più inaccessibili stanze delle dimore dei signori europei, nel mondo antico e nel medioevo si aprivano nuove rotte commerciali, si intraprendevano viaggi lunghi mesi, talvolta si muovevano guerre, talaltra si andava alla ricerca di vie sicure per poter trasportare il tesoro più ricco dell’epoca; e poi poteva accadere che, accidentalmente, cercando la strada più semplice per giungere in India si poteva sbarcare in America, come ci insegna Cristoforo Colombo.

Dall’importazione alla coltura locale?

Ma i tempi sono decisamente cambiati da allora e la globalizzazione ha portato via gli ultimi sprazzi di magia ancora racchiusi in questo alimento i cui utilizzi non si limitavano alla semplice cucina ma che variavano dalla conservazione del cibo agli usi nell’ambito dei rituali, fino a giungere alla cosmesi e alla medicina. E così, tramontata solo in parte l’epoca in cui a queste sostanze vegetali essiccate si attribuivano poteri sensazionali, le spezie potrebbero essere a breve coltivate nel Kent o nel Lincolnshire nell’ambito di un programma governativo per rispondere alla richiesta di questo prodotto che, sul suolo britannico, è altissima: il Regno Unito dovrà dunque iniziare a provvedere autonomamente alla coltivazione di quegli ingredienti utilizzati nella cucina orientale ma divenuti immensamente popolari anche tra i piatti europei.

spezie mercato

L’immigrazione ha incrementato solo in parte la domanda interna di spezie in Inghliterra

Terra di immigrazione e di multiculturalismo, la Gran Bretagna consuma quantità elevate di riso ed è marcatamente dipendente dalle importazioni, allo stesso modo in cui ha una costante necessità di tutte le spezie che compongono il curry – peperoncino, curcuma, paprica, coriandolo, pepe, finocchio, cardamomo ed altre ancora – e che vengono importate dal Sud America e da diversi territori asiatici. Ecco perché, in prospettiva di un 2050 in cui l’umanità raggiungerà il picco dei nove miliardi e i cambiamenti climatici avranno certamente lasciato una forte impronta sulle coltivazioni di tutto il mondo costringendo ad indispensabili cambiamenti nelle tecniche agricole, l’appello lanciato dal Green Food Project del Department for Environment Food and Rural Affairs mira ad incrementare la produzione locale, al fine di migliorare non solo la sostenibilità ambientale dell’alimentazione ma anche la sicurezza e l’affidabilità di merce che, normalmente, affronta lunghissimi tragitti prima di giungere a tavola.

Complici i mutamenti climatici, sostengono i ricercatori, quelle colture che un tempo potevano rivelarsi assolutamente uno svantaggio nei territori settentrionali, freddi ed appena toccati dalla grazia del Sole, oggi potrebbero essere facilmente spostate nelle regioni più meridionali dell’isola britannica. Insomma, il potenziale per incrementare produzioni “a chilometro zero” c’è ed è saggiamente preso in considerazione dagli stessi enti governativi: del resto, «il coriandolo è già prodotto in quantità significative nel Regno Unito» come sottolineano gli stessi autori del rapporto promosso e finanziato dal dipartimento dell’ambiente che analizza diverse questioni legate all’alimentazione e ai suoi rapporti con ambiente, economia e società.

Virtù e “poteri” di un’antichissima tradizione

Patria indiscutibile delle spezie, nel sentire popolare ma anche in relazione alla effettiva provenienza geografica di queste, è sempre stata l’India: da lì giungevano, fin dalle epoche più remote per approdare non solo sui tavoli delle cucine ma anche, e soprattutto, sui banconi dei farmacisti. Assieme alle erbe aromatiche, dalle quali si distinguono in quanto sostanze vegetali utilizzate per lo più essiccate, le spezie costituivano non soltanto un additivo indispensabile per insaporire e conservare i cibi (presumibilmente in modalità e quantità che oggi potrebbero farci rabbrividire) ma, soprattutto, gli ingredienti principali per medicamenti contro infiammazioni ed infezioni, per un migliore funzionamento dell’apparato gastrointestinale, per stimolare la circolazione sanguigna, per l’igiene e anche per produrre profumati unguenti con i quali cospargersi per rendere più bella e lucente la pelle. Già al tempo dalle antichissime civiltà che fiorirono lungo le rive del Nilo, le vie delle spezie si sono diramate in tutto il mondo allora conosciuto, portando una ventata di Oriente in ogni luogo in cui giungevano.

spezie farmacia

Fino a pochi decenni fa, lo scaffale di una farmacia si presentava così

Sebbene oggi le spezie sembrino destinate a cambiare dimora diventando un prodotto sempre meno esotico e sempre più vicino rispetto alla remota India, le loro virtù sono ancora di grande interesse per gli scienziati che cercano nuovi rimedi al male del nostro secolo: cambiati i tempi, cambiano le forme, ma il patrimonio delle antichissime conoscenze non può essere sottovalutato. Al punto che, alcuni ricercatori della britannica Leicester University assieme al Cancer Research UK, hanno recentemente dato inizio ad un ampio studio che investigherà sui possibili effetti positivi della curcuma per migliorare la risposta dell’organismo nei pazienti affetti da tumore all’intestino: nell’attesa di conoscerne i risultati, le spezie continuano ad essere un alimento assai richiesto sul mercato, sia per le loro proprietà benefiche sia per quel profumo che, seppur ormai lontanamente, ancora oggi può ricordare il sapore misterioso di terre lontane ed affascinanti.

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