Serata #iononguardoschettino: La7 vince moralmente con il caso Fincantieri

Serata #iononguardoschettino: La7 vince moralmente con il caso Fincantieri.

Nella serata boicottaggio all’intervista a Schettino, la presa di posizione della concorrenza “Telecom” è decisa. Tanto contenuto, minimo sforzo per l’apporto qualitativo e si tira fuori una prima serata che, a confrontarla con Quinta colonna, trasmissione di Salvo Sottile centro di gravità permanente della serata, sembrava fosse programmata proprio per essere una nemesi tematica, la faccia buona della stessa medaglia. Mentana annuncia solennemente, chiudendo il suo Tg, che di Schettino non parlerà sebbene tutti se lo aspettino, invitando quei tutti a guardare altro, eventualmente. Il lecito, programma d’inchiesta di Claudio Gatti, ha focalizzato la propria attenzione sulla vicenda Fincantieri, un’eccellenza italiana divenuta una piaga, forse il più emblematico ritratto della schizofrenica e cancerogena commistione tra potere politico ed economico.

Fincantieri è un gruppo al 99% di proprietà statale, il suo Cda è deciso, così come per la Rai, dai partiti, che si spartiscono amorevolmente le fette della torta annullando, di fatto, le potenzialità di un gruppo che, nonostante la metastasi interna, riesce a conservare la leadership nel settore della creazione di navi da crociera. Quello della crociera sembra un singolare refrain della serata, pare casuale, forse lo è o forse no. L’obiettivo della trasmissione di La7 è indirizzato ad illustrare Fincantieri come un’enorme nave immaginaria, nella quale tutto dovrebbe funzionare alla perfezione affinché l’andatura sia corretta e dove, al contrario, le falle cominciano dalla struttura di base.

La parabola decadente della storia recente del gruppo è passata anche attraverso quel Francesco Belsito, ex tesoriere della Lega, coinvolto nello scandalo della cattiva ed illecita gestione dei fondi del partito con cui, a dire dall’inchiesta, pare si pagassero anche le canotte di Bossi. Belsito si è trovato a ricoprire, in Fincantieri, nientemeno che una carica inesistente prima del suo arrivo. Il dissesto in via di sviluppo di Fincantieri non può essere spiegato se non passando attraverso un sistema sociale che dovrebbe crearsi attorno alla fabbrica.

Un percorso che comincia dall’ istruzione, passando dalla formazione al lavoro, al sostegno alle famiglie dei lavoratori, molti dei quali oggi vivono il dramma della cassa integrazione. Parlare di tutto questo e trovarsi davanti al dato di fatto di un’azienda che il lavoro non ce l’ha perché se lo lascia strappare dagli altri richiede che di tutto questo si parli. E Il lecito lo fa. La nave è evidentemente disorientata e malandata, galleggia ma al primo intoppo cede, che facendo un volo pindarico ci rimanda alla tragedia della Concordia, specchio di un paese in cui l’informazione si fa dando più peso alle catastrofi congiunturali avvenute anziché a quelle strutturali che si prospettano. Con tutto il dovuto rispetto per quelle avvenute. La7 non vincerà per gli ascolti, ma di certo la vittoria morale se l’è aggiudicata.