Lemuri, accerchiati da caccia e deforestazione Scienza & Tech

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Lemuri, accerchiati da caccia e deforestazione
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Lemuri, accerchiati da caccia e deforestazione.

I lemuri sono in pericolo, il loro stato di conservazione risulta essere uno dei più minacciati tra tutti i mammiferi del Pianeta: i dati presentati dalla International Union for the Conservation of Nature, in occasione della conferenza che ha riunito ad Antananarivo gli esperti di tutto il mondo per discutere del presente e del futuro di questi primati, mostrano uno scenario piuttosto preoccupante in cui le proscimmie dagli occhi “spiritati” che trascorrono le proprie esistenze sugli alberi, coltivando abitudini di vita per lo più notturne (ma non solo), sopravvivono a fatica agli attacchi al loro ambiente che ne stanno visibilmente riducendo la popolazione.

Sono 103 le specie che da più di sessanta milioni di anni dimorano tra le foreste malgasce, l’ultima delle quali è stata scoperta soltanto nel gennaio di quest’anno e non ha ancora un nome scientifico (il fatto che sia stato censito come topo-lemure, tuttavia, rende perfettamente l’idea delle dimensioni di questo minuscolo primate la cui massa corporea si aggira introno ai 68 grammi). Su tutte, o quasi, gravano due grandi minacce difficili da combattere: da una parte, c’è un’aggressione diretta costituita dalla caccia illegale: nei grandi mercati delle cittadine e dei villaggi del Madagascar può capitare di incappare in lemuri catturati da improvvisati bracconieri locali dal momento che le carni di questo animale vengono a tutt’oggi consumate in un Paese in cui, è bene ricordarlo, buona parte degli abitanti sopravvive con un reddito medio giornaliero inferiore ai due dollari. Dall’altra, c’è la distruzione dell’habitat quantificabile in un 90% delle originarie distese di vegetazione del Madagascar andate perdute per incrementare il commercio dei pregiati legni provenienti dalle sue foreste: ebano e palissandro sono i più costosi e ricercati.

lemure cattivita

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Sono ventitré le specie di lemuri che, secondo le conclusioni a cui è giunto il Primate Specialist Group, potrebbero finire nella lista rossa stilata annualmente dalla IUCN perché “a rischio grave di estinzione”: Critically Engangered perché il loro areale si è ristretto enormemente, perché gli esemplari che possono ancora riprodursi ammontano a poche centinaia di individui, perché nell’ultimo decennio la loro popolazione ha subito una riduzione massiccia e rapidissima. Altre cinquantadue specie di lemuri potrebbero essere classificate nel medesimo elenco come “specie in pericolo”, il grado immediatamente inferiore, mentre altre diciannove sono considerate “vulnerabili”: questo significa che, in totale, il 91% dei lemuri finirebbe nella famigerata lista rossa, rappresentando il mammifero che, più di tutti, rischia di scomparire per sempre dalla Terra.

Sarà che hanno sempre vissuto isolati nel proprio “piccolo angolo di mondo” tra le foreste del Madagascar (ce ne sono anche nelle isole Comore, ma il dubbio che siano frutto di un’importazione umana è forte e fondato), i lemuri hanno frequentemente aperto la strada a diversi interrogativi per gli studiosi che conobbero questi curiosi animaletti la prima volta grazie a Carlo Linneo. Del resto, un aspetto così caratteristico non poteva non destare grande attenzione e portare anche talvolta a speculazioni ardite che identificarono questi mammiferi con gli antenati di tutti gli altri primati: l’ipotesi non è scientificamente corretta, per quanto l’idea di un ambiente quasi vergine e fermo a milioni di anni fa, in cui sia ancora possibile identificare le tracce di un passato ancestrale, eserciti ancora un certo fascino sull’immaginario collettivo. Sarebbe un vero peccato cancellarlo.

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