Assange, Ecuador e… L’Europa “addormentata”

Com’è noto, l’hacker Jules Assange, fondatore di Wikileaks, si è rifugiato nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, che gli ha concesso asilo politico.

Assange, Ecuador e... L'Europa "addormentata"

Assange, Ecuador e… L’Europa “addormentata”

Assange è minacciato di arresto dai governi di USA e UK per reati di “alto tradimento e di terrorismo” (!?) per aver pubblicato notizie “segrete” nel corso della guerra USA-Iraq. Dunque i paladini mondiali della “libertà di informazione” – e di ogni altra libertà – condannano a morte un giornalista che ha diffuso documenti su fatti di interesse politico, mediatico e militare planetario.

I crimini  storici dell’imperialismo e del Vaticano contro i popoli del mondo, e dell’America Latina in particolare, accuratamente censurate da tutti i mass-media occidentali, devono rimanere segrete.

Vi è qualche connessione tra questi fatti e la fuga di notizie sul papa, di cui si parla in questi giorni?

Il giornalista Sergio Modigliani che, con coraggio, ricostruisce un quadro illuminante di geopolitica mondiale, imperialista ed antimperialista, non ce lo dice, ma una eventuale connessione va cercata.

Ovviamente non ho verificato, né posso sapere, se i fatti e le testimonianze citate siano tutti provati, ma credo che il contenuto sia del tutto attendibile ed esplicativa di ciò che accade oggi, con riferimento alla vicenda Assange/Wikileaks – Ecuador – USA/UK. Ne faccio però una sintesi fedele.

“L’Europa, con l’Inghilterra e Germania in testa, non possono (non vogliono) accettare il trionfo keynesiano del Sudamerica e la loro irruzione nel teatro della Storia come soggetti politici autonomi. Per loro vale il principio per cui che se ne stiano a casa loro, non rompano, e ringrazino il cielo che li facciamo anche sopravvivere, come facciamo con gli africani. Altrimenti, uno per uno, faranno la fine di Gheddafi”.

Jules Assange, il 15 giugno 2012, capisce che per lui è finita: a Stoccolma troverà ufficiali della CIA e un diplomatico USA che lo accuseranno di essere intervenuto “attivamente” nel conflitto NATO-IRAQ, mentre era in corso: è un terrorista. In base al “Patriot Act” di Bush sarà condannato a morte nello Stato del Texas. Si rifugia allora nella ambasciata dell’Ecuador a Londra. Si apre una trattativa tra gli amici di Assange e i suoi accusatori. Non fidandosi delle promesse di USA ed UK si affidano a Cristina Kirchner (presidente dell’Argentina), che si presenta il 3 agosto nella sede del FMI con i suoi ministri, in rappresentanza di ALBA (Alleanza laburista bolivariana delle Americhe, che include anche Ecuador, Colombia e Venezuela).In quella sede, 16 mesi prima della scadenza, consegna un assegno di 12 ML di euro al FMI (come 1° tranche del debito argentino 2003), dimostrando l’affidabilità internazionale del suo Paese.

La rapida ripresa dell’Argentina è stata possibile, perché quel Paese ha seguito politiche keynesiane di valore sociale, investendo in cultura, innovazione e tecnologie. L’esatto contrario di ciò che la troika FMI/BCE/UE impone all’Italia e ai Paesi dell’eurozona. Un affronto, un rischio e una scomoda prova di successo per gli imperialisti, ottenuto da Paesi, considerati colonie da sfruttare tramite fantocci locali. Ma la Kirchner fa anche altro: in base ai documenti fornitele da Assange, presenta una denuncia formale contro la Gran Bretagna e gli USA, al WTO (World Trade Organization) per i crimini valutari e finanziari commessi contro il suo Paese in nome del “debito”. L’Argentina ha saldato i debiti, ma adesso vuole i danni, con gli interessi.

Intanto Rafael Correa, presidente dell’Ecuador, anche sulla base dei documenti di Assange, può ribadire tutta la legalità/validità della sua politica. Primo Paese della America latina, ha applicato il concetto del “debito immorale”, cioè il rifiuto politico e tecnico di pagare il “debito pubblico” del suo Paese, contratto da precedenti governi nazionali “con la corruzione, la violazione dello Stato di diritto, la violazione di norme costituzionali”. Quindi cancella il debito ecuadoregno (11 ML di euro), considerandolo immorale ed illegale, e introduce un principio, esiziale per l’imperialismo: è legittimo solo ciò che è giusto per la collettività. Un principio universale, inconfutabile, che vale per ogni Continente.

La reazione del WTO e degli imperialisti contro l’Ecuador è rabbiosa, bisogna cancellare l’Ecuador dal novero delle nazioni civili: non avrà mai più aiuti da nessuno, in modo da metterlo in ginocchio. Ma ha fatto male i suoi conti, il mondo è cambiato: in aiuto dell’Ecuador accorrono altri governi sudamericani. Hugo Chavez annuncia ufficialmente il proprio contributo dando petrolio e gas gratis all’Ecuador per dieci anni. Quattro ore più tardi, il presidente Lula annuncia in televisione che darà gratis 100 tonnellate al giorno di grano, riso, soia e frutta per nutrire la popolazione, finchè la nazione non si sarà ripresa. La sera, l’Argentina annuncia che darà il 3% della propria produzione di carne bovina di prima scelta gratis all’Ecuador per garantire la quantità di proteine per la popolazione. Il mattino dopo, in Bolivia, Evo Morales annuncia di aver legalizzato la cocaina considerandola produzione nazionale e bene collettivo. Tassa i produttori di foglie di coca e offre all’Ecuador un prestito di 5 miliardi di euro a tasso zero restituibile in dieci anni in 120 rate.

Due giorni dopo, l’Ecuador denuncia la United Fruit Company e la Del Monte & Associates per “schiavismo e crimini contro l’umanità”, nazionalizza l’industria agricola delle banane (l’Ecuador è il primo produttore mondiale di banane) e lancia un piano nazionale di investimento di agricoltura biologica ed ecologica. Anche formazioni politiche ed associazioni europee stipulano accordi commerciali con l’Ecuador, consentendone così la ripresa e lo sviluppo. L’embargo USA/WTO si è rivelato un boomerang per gli imperialisti, fornendo un esempio epocale a tutti i Paesi vittime dell’imperialismo (Italia ed Europa comprese). George Bush chiede l’espulsione dell’Ecuador dall’ONU e minaccia aggressioni militari contro il Paese “ribelle”. Ma anche questa volta, l’arroganza USA viene sconfitta: sono costretti ad ammettere come legittimo il principio di “debito immorale”.

La United Fruit Company viene certificata come “multinazionale che pratica sistematicamente la corruzione politica” e condannata a pagare danni per 6 miliardi di euro. Ovviamente nulla di tutto questo viene pubblicato sui media europei ed italiani. Tutti i politici europei fanno finta di nulla e continuano ad osannare le ricette di Monti, della BCE e del FMI. Così l’Europa appare “addormentata”, al servizio di una potenza criminale, gli USA, che sta subendo sconfitte a ripetizione, tanto che la sola opzione possibile è l’escalation militare illegale della NATO. Peraltro gli USA, aggredendo e colonizzando l’Iraq dopo l’uccisione di Saddam Hussein, avevano applicato là nel 2003 il principio del “debito immorale”, per cancellare 250 ML di euro dovuti da quel Paese ad altri Stati (compresa l’Italia per 40 ML di euro).

Cresce il mito di Rafael Correa, presidente dell’Ecuador. Non un contadino indio come Morales, un sindacalista come Lula, un operaio degli altiforni come Chavez. Tutt’altra pasta. Proveniente da una famiglia dell’alta borghesia caraibica, è un intellettuale cattolico. Laureato in economia e pianificazione economica a Harvard, cattolico credente e molto osservante, si auto-definisce “cristiano-socialista come Gesù Cristo, sempre schierato dalla parte di chi ha bisogno e soffre”.  Il suo primo atto ufficiale consiste nel congelare tutti i conti correnti dello IOR nella banche cattoliche di Quito e tale cifra viene dirottata in un programma di welfare sociale per i ceti più disagiati. Fa arrestare l’intera classe politica del precedente governo che viene sottoposta a regolare processo. Finiscono tutti in carcere, media di dieci anni a testa con il massimo rigore. Beni confiscati, proprietà nazionalizzate e ridistribuite in cooperative agricole ecologiche. Diventa il simbolo della riscossa antimperialista del Sudamerica moderno.

Per 400 anni, da quando gli europei scoprirono le banane ricche di potassio, gli ecuadoregni hanno vissuto nella povertà, nello sfruttamento, nell’indigenza, mentre per centinaia di anni un gruppo di oligarchi si arricchiva alle loro spalle. Non è più così. E non lo sarà mai più. Tutto ciò spiega il rifugio di Assange nella Ambasciata di quel Paese. Ma il colpo decisivo al sistema  imperialista viene dato da una notizia esplosiva del 4 agosto del 2012. “Jules Assange ha firmato il contratto di delega con il magistrato spagnolo Garzòn che ne rappresenta i diritti legali a tutti gli effetti e in ogni nazione del globo”.

Ma chi è Garzòn?

Continua a seguirci domani con la seconda e ultima parte …