Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, sfrattato dal governo

L’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è stato fondato nel 1975 a Napoli da Enrico Cerulli, Elena Croce, Pietro Piovani, Giovanni Pugliese Carratelli e da Gerardo Marotta, che ne è anche il presidente, intorno alla biblioteca umanistica di oltre centomila volumi, messa insieme in un trentennio di pazienti ricerche di fondi librari in tutta Europa.

Nel 1983 il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali acquisiva al patrimonio dello Stato il settecentesco Palazzo Serra di Cassano e lo destinava in uso all’ Istituto Italiano per gli Studi Filosofici perché potesse sviluppare in una sede di adeguato decoro e funzionalità la sua vita, ormai al centro dell’attenzione degli studiosi di tutto il mondo. Un insieme architettonico fra i più notevoli del pur ricco patrimonio storico napoletano veniva così recuperato ad un’altissima funzione culturale.

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Istituto Italiano per gli Studi Filosofici

Il ministro Profumo parla di meritocrazia e di eccellenza. Il governo Monti ha preteso di dare agli italiani lezione di efficienza. Ed intanto il governo ha sancito la chiusura dell’Istituto italiano per gli studi filosofici.

Trecentomila volumi, fra cui le opere di Croce e Bruno, finiranno in un magazzino in provincia Il governo ha tagliato i fondi per il fitto dei locali e la Regione Campania non ha mai attuato la delibera per l’istituzione di una biblioteca.

Per la nostra classe politica che di cultura ne mastica poco, ciò è del tutto irrilevante. Poco importa se la grande eredità di cultura ed umanità (non solo per la città di Napoli ma per l’Italia e l’Europa stessa) che l’Istituto custodisce sarà dispersa. Guido Trombetti, (Assessore alla Regione Campania) addirittura ha pensato di mettere i libri di Croce e Aristotele insieme a libri quali “A tavola col porco”.

Ciò la dice lunga sullo spessore dei politici che oggi governano la Campania e quale futuro può esserci per una terra così bella con una tale classe dirigente. Ma quella nazionale non è migliore purtroppo. Né Napolitano né Monti hanno mosso un dito per salvare l’Istituto. Insomma in Italia i libri possono finire nei depositi, le biblioteche possono essere chiuse, Pompei può sprofondare in cumuli di rovine.

Se continuiamo di questo passo che ne sarà dell’Italia? Non c’è speranza di uscire dalla crisi se non ripartiamo dalla cultura. Eppure il governo Monti, che non ha i soldi per mantenere in vita l’Istituto e per salvare il suo immenso patrimonio bibliotecario, ha trovato invece le risorse per finanziare l’industria militare.

Il sapere custodito dall’Istituto Italiano degli Studi filosofici è quello della grande tradizione napoletana del Settecento, che ha fatto di Napoli una delle capitali europee della cultura. E Gerardo Marotta, ormai ottuagenario, ha lottato tutta la sua vita per rilanciare questa grande tradizione, perché senza cultura non c’è vera classe dirigente ed ha promosso studi di grande valore che sono conosciuti in tutto il mondo.

Monti, Napolitano, Trombetti non sono vera classe dirigente altrimenti non avrebbero mai permesso che si disperdesse l’eredità di Marotta e dell’Istituto Italiano degli Studi Filosofici.

Chiudere l’Istituto significa impedire a tanti giovani di poter continuare a studiare le opere di Vico, Pagano, e Croce e decretare la morte di una grande tradizione culturale. È paradossale ma il governo dei professori non ha alcun rispetto per la cultura e non ha nessuna idea di sviluppo né per il Mezzogiorno né per l’Italia. Sono bravi dissanguare con le tasse il ceto medio-basso e a svendere i  nostri beni pubblici e a chiudere gli istituti di cultura e le biblioteche, ma non hanno né rispetto del passato né un’idea di futuro né per l’Italia né per il Mezzogiorno.

Tutto questo  per noi è fonte di profonda indignazione. Siamo consapevoli che con l’Istituto Italiano degli Studi filosofici si vogliono seppellire le idee di Genovesi, Pagano,Vico, Cuoco,  Croce e tanti altri.

Si vuole seppellire il germe della libertà e si vuole cancellare il seme della cultura che tanti frutti ha dato non solo in Italia, ma anche in Europa. Scrive a tale proposito Angelo Mastrandrea:«È l’Italia alla rovescia di come la vorremmo, quella che ancora oggi -con Monti e Passera e non con Berlusconi- prepara un regalo inaspettato ai cementificatori e lascia chiudere le biblioteche.

Un tempo l’Iva più bassa riguardava i libri e la cultura, beni di cui incoraggiare il consumo, e non la Salerno-Reggio Calabria. L’Istituto italiano di studi filosofici deve smobilitare perché, tra Tremonti e Monti, in pochi anni i contributi statali sono stati praticamente azzerati.

I lanzichenecchi insediati alla Regione Campania hanno provveduto al resto, lasciando cadere nel dimenticatoio una vecchia delibera che prevedeva l’istituzione di una biblioteca per accogliere le migliaia di libri dell’Istituto e consentire a studenti e ricercatori di poterli consultare».

Ma che fine  faranno le opere di Beccaria, Croce, Aristotele, Platone? Da alcuni giorni Marotta li sta impacchettando per trasferirli in un deposito a Casoria, alla periferia di Napoli. Questa è se non abbiamo il coraggio di alzare la testa la sorte che tocca al nostro grande passato.