Concorso a cattedra: il teatro dell’assurdo Scuola

Concorso a cattedra: il teatro dell’assurdo
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In Italia si licenzia in tutti i settori ma nella scuola e nell’università si assume? Mai messaggio fu più falso

Concorso a cattedra: il teatro dell’assurdo 3

concorsi per la scuola

La scuola italiana quasi fosse un teatro dell’assurdo alla Beckett  si prepara ad un’altra stagione di proteste. E le scelte del ministro Profumo sembrano orientate ancora una volta alla propaganda e non ad una risoluzione concreta dei problemi.

È chiaro il messaggio che in questi giorni è passato sui media: in Italia si licenzia in tutti i settori e solo nella scuola e nell’università si assume. Nulla di più falso.

E lo sanno  bene gli addetti ai lavori. Le 21.000 assunzioni infatti che dovevano esserci entro il 31 agosto non serviranno a coprire neanche i pensionamenti e sono minime.

Solo un specchietto per le allodole e per far credere che il governo qualcosa sta facendo per favorire l’inserimento dei giovani.

E lo stesso discorso vale per il concorso, che  creerà solo nuovi precari.

Ma  la vera domanda che dobbiamo porci è: a cosa serve fare un altro concorso a cattedra?  Bandire un concorso è sufficiente a garantire il merito in Italia?

E tutti quelli che sono stati esaminati con il concorso del 1999 e poi sono stati esaminati con i vari concorsi delle “Scuole di Specializzazione all’insegnamento” sono senza merito?

E chi ha esaminato coloro che dovrebbero essere senza merito? Non è stato forse lo stato attraverso i suoi funzionari, cioè gli stessi che dovrebbero esaminarli anche ora?

Se ammettiamo quindi che coloro che sono già inclusi nel sistema sono senza merito dobbiamo anche ammettere che coloro  che  li hanno esaminati e promossi non sono stati onesti e se non lo sono stati prima difficilmente potranno esserlo ora.

Non è quindi una questione di merito, ma di onestà. Manchiamo purtroppo nelle nostre azioni di onestà e spesso facciamo il contrario di ciò che diciamo. È questo il vero problema dell’Italia non la meritocrazia.

Ed il ministro Profumo non fa eccezione .

Il concorso non è finalizzato a migliorare la scuola italiana e a risolvere il problema del precariato, perché se queste fossero le sue intenzioni avrebbe cominciato ad assorbire su tutti i posti disponibili gli idonei del concorso del 1999 e tutti gli abilitati che sono nelle graduatorie permanenti.

Che senso ha imporre a tutti quei professori, che già una volta sono stati giudicati idone,i un altro concorso?

Che senso ha far pagare loro altri cento euro di tassa di iscrizione?

Che senso ha farli iscrivere nuovamente ai vari corsi a pagamento  di preparazione al concorso che saranno sicuramente organizzati dai sindacati o da privati?

Certo tutto questo alimenterà un  mercato abbastanza fiorente che speculerà sulla loro speranza di avere finalmente un posto fisso, ma di certo non garantirà la meritocrazia e non risolverà il problema del precariato. Anzi contribuirà  a fare altri precari.

Perché, ci domandiamo, il Ministro ha consentito alle università di bandire nuovi corsi per i TFA (Abilitazione all’insegnamento a pagamento) visto che sapeva che ci sarebbe stato il concorso a cattedra e che coloro che avrebbero seguito questi corsi avrebbero solo perso il loro tempo?

Il vero problema del nostro paese è che non c’è onestà e soprattutto non c’è coerenza. Si opera senza tenere conto che le scelte fatte avranno delle ricadute sulla vita altrui, ma secondo oscuri fini che nessuno veramente comprende.

Si avvicinano le elezioni politiche e i nostri politici  (da sinistra a destra) qualcosa dovranno pur spendersi dinanzi al proprio elettorato.

Ma la verità è ben altra. La verità è che nelle scuole manca tutto a volte e che se il ministro volesse veramente fare il ministro dovrebbe occuparsi di fare sì che il sistema funzioni e punire quei funzionari (dirigenti di scuole e di USP) che non fanno bene il loro lavoro e che spesso contribuiscono a creare disservizi.

Se il ministro veramente volesse premierare il merito dovrebbe ottenere da Monti le risorse per implementare i percorsi per il conseguimento dell’abilitazione all’insegnamento, che dovrebbero essere aperti a tutti e non dovrebbero essere a pagamento.

Egli dovrebbe pretendere che le università siano oneste nella valutazione e che solo coloro che sono veramente preparati giungano alla fine del percorso.

E a costoro alla fine del percorso dovrebbe essere garantito l’accesso immediato e non una trafila decennale in attesa di una cattedra che non arriva mai.

Ecco la scuola italiana somiglia ad un teatro dell’assurdo, in cui quando si pensa che si sta per arrivare al traguardo arriva un nuovo ministro che   cambia le regole del gioco e  si ricomincia daccapo.


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