La patrimoniale? Non lo sai ma c’è già Economia

La patrimoniale? Non lo sai ma c’è già
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Si parla spesso di una patrimoniale per abbattere il debito. Ma in realtà un prelievo sui nostri conti esiste

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la patrimoniale “occulta” di Monti

E’ stato uno dei temi caldi del dibattito pubblico in estate e, c’è da scommetterci, resterà attuale anche nei prossimi mesi con l’avvicinarsi delle elezioni legislative. Introdurre o no un’imposta patrimoniale per riequilibrare i conti pubblici? E, in caso di risposta positiva, meglio una misura una tantum o una soluzione strutturale, che incide di anno in anno? Per il momento di certo c’è solo che il Governo Monti, per bocca del ministro del Tesoro Grilli, ha fatto sapere di non voler introdurre una patrimoniale anche se — a ben vedere — lo ha già fatto in passato, e non una volta sola.

I problemi nascono dall’enorme mole di debito pubblico accumulato negli anni dall’Italia. Una cifra ormai superiore ai 2mila miliardi, che corrispondono a oltre il 120% del Pil, vale a dire la ricchezza prodotta ogni anno nella Penisola. L’andamento dei mercati negli ultimi mesi ha mostrato che permane una diffusa sfiducia nei confronti del nostro Paese nonostante l’equilibrio raggiunto dai conti pubblici. D’ora in avanti, in sostanza, il rapporto debito/Pil non dovrebbe più registrare brusche impennate, ma intanto non c’è la certezza che lo Stato riuscirà a finanziarsi all’infinito alla luce del debito accumulato negli ultimi decenni.

Considerato che non ci sono più spazi per nuove tasse (le ultime manovre finanziarie hanno riportato l’Italia in recessione), né per risparmi considerevoli (il progetto per una nuova spending review è finalizzato in primo luogo a scongiurare l’aumento dell’iva a partire dalla seconda metà del prossimo anno), molti osservatori spingono per l’introduzione di un’imposta patrimoniale. Una misura, cioè, destinata a colpire non la produzione di ricchezza nel giro di un giorno o di un anno, bensì lo stock accumulato negli anni, tanto in campo mobiliare, quanto in quello immobiliare.

Se il quadro è più definito sul fronte politico, con i partiti più a sinistra per il sì (pur con parecchie eccezioni nel Pd), il centro e il Pdl per il no, la situazione è più complessa tra le forze sociali, con la Cgil che spinge più di ogni altro per un’imposta strutturale e il presidente della Confindustria Giorgio Squinzi che ha aperto all’ipotesi di una misura una tantum, mentre le altre realtà restano per il momento nel limbo.

Una misura di questo tipo, per produrre gli effetti sperati, dovrebbe produrre entrare per lo Stato non inferiori ai 300-350 miliardi, in modo da avvicinare il rapporto tra debito e Pil verso il 100%, considerata una soglia di sicurezza. Una somma monstre, che nessuno ha spiegato come potrà essere raggiunta. A meno di non voler far precipitare la già sofferente economia nazionale (quest’anno il Pil dovrebbe scendere del 2,5%).

Se il termine patrimoniale continua a essere tabù per molti italiani, la sostanza è un’altra. Una misura di questo tipo è già operativa, anzi due. Altrimenti come classificare l’Imu, che pesa sulle case degli italiani (compresa quella di abitazione, anche se con un’aliquota ridotta rispetto agli immobili detenuti come investimento) e il bollo sui depositi bancari che gli italiani si apprestano a pagare a fine anno? Subito dopo l’insediamento del Governo Monti era stato ipotizzato un prelievo forzoso sui risparmi bancari degli italiani (leggi la notizia), ma la misura era stata bollata come “eversiva” e subito archiviata. Salvo poi reintrodurlo come bollo che pesa sui conti correnti, i conti deposito e i libretti di risparmio nella misura dello 0,1% quest’anno (con un massimo di 1.200 euro) e dello 0,15% dal prossimo (quando salterà il limite).


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