La lezione di Squinzi: necessario detassare i salari Economia, Società

La lezione di Squinzi: necessario detassare i salari
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Monito del presidente di Confindustria, che rompe il silenzio e avverte: “l’autunno non è caldo, ma bollente”
La lezione di Squinzi: necessario detassare i salari 3

Giorgio Squinzi

Si possono non condividere le idee di un uomo, il suo modo di intendere la politica, l’economia, ma non si può non ammirare la “fede” con cui svolge il suo ruolo e la dignità morale che lo anima ed il suo senso di responsabilità.

Uomini come Squinzi e Martini (che da poco ci ha lasciato) sono molto diversi tra loro, ma rappresentano delle “luci” in questa stagione difficile, che il nostro paese sta vivendo.

Martini ha avuto il coraggio, pur rimanendo all’interno della Chiesa, di difendere le proprie idee, la propria fede e di chiedere alla Chiesa che sia “aperta” ai tempi, che non si attacchi al passato e che sappia comprendere le istanze di una stagione difficile e ricca di tante contraddizioni.

E rifiutando l’accanimento terapeutico ha scelto di morire da uomo libero, dando così una lezione non solo ai tanti “cattolici”, ma anche ai laici. Ha scelto di dare un esempio di apertura e di dialogo ed ha dimostrato una grande dignità morale.

E la stessa dignità morale la sta dimostrando in queste ore, anche se su un terreno totalmente diverso il Presidente di Confindustria Squinzi, che ha rotto il silenzio e rispondendo alle domande di Belpietro alla “La Telefonata” ha affermato che l’autunno non è caldo, ma “bollente” e che al momento manca una politica industriale del governo e che i consumi non possono ripartire se non si detassano i salari e la gente non riprende a spendere.

Questa volta l’accusa all’inefficacia delle misure del Governo non viene da Di Pietro o da Grillo, ma da un uomo pacato che non ha alcun interesse a prendere voti e che ha gli occhi ben aperti sulla realtà italiana e che ci mostra uno squarcio tutt’altro che confortante. Non solo le grandi industrie sono in affanno, ma anche tante piccole attività imprenditoriali di cui i media (intente a fare gossip!) non parlano.

Squinzi avrebbe potuto tacere. Avrebbe potuto mettere la testa sotto la sabbia (così come stanno facendo i sindacati che hanno rinunciato a svolgere la propria parte e la maggioranza parlamentare che sostiene il Governo Monti, che non non propone altra ricetta se non quella di impoverire ulteriormente il ceto medio-basso) e fingere di non vedere, ma non lo ha fatto. Ha detto senza mezzi termini ciò che pensa, e ha avuto il coraggio di prendere posizione contro la politica economica del governo che non produce occupazione e sviluppo e sta portando il paese letteralmente alla fame.

E senza volerlo ha detto ciò che tutti noi pensiamo. Ha fatto suo il pensiero di tanti italiani, che non sono economisti, ma che hanno il senso della realtà più dei ministri del governo Monti. Il paese non può ripartire se non vengono detassati e se non viene difeso (aggiungiamo noi!) il potere d’acquisto dei salari e non si riduce l’inflazione, il costo dei carburanti, il costo degli affitti delle case e dei trasporti. Se non c’è chi compra, è inutile che l’industria produca. Questa è la verità che Squinzi ha squadernato e che Monti e il suo governo continua ad ignorare.

Ma soprattutto ha indirettamente focalizzato l’attenzione su una questione molto più seria e grave: la questione sociale. Nel nostro paese c’è una forte questione sociale che tacitamente viene ignorata da sinistra a destra e su cui è necessario intervenire se non si vuole che le contraddizioni alla fine esplodano in nuove forme di conflittualità.

Squinzi ci ha dato quindi una grande lezione. Ha dato una grande lezione alla politica che ha rinunciato a svolgere il proprio ruolo ed ha ricordato anche a noi (in maniera indiretta!) che facciamo informazione il dovere di farlo secondo coscienza. Ci ha mostrato purtroppo in tutta la sua drammaticità la crisi profonda in cui è precipitato il nostro paese, ed indirettamente ha detto che dobbiamo avere il coraggio di prendere tutti noi in mano le redini del nostro destino e di opporci ad una classe politica che ci sta portando alla rovina. Non può rinascere il nostro paese se tutti noi non recuperiamo il senso dell’impegno e della passione civile e se tutti noi non ci impegniamo ad opporci ad una classe politica corrota ed incapace di guidarci e di portarci fuori dalla crisi.


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