Scomparsa l’Imu sulla Chiesa Economia

Scomparsa l’Imu sulla Chiesa
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A febbraio Monti disse di voler stanare chi dietro opere “no profit” praticava attività commerciali. Via XX Settembre, che avrebbe dovuto valutare gli enti, da maggio però non emana il regolamento. Come mai?
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il Vaticano ancora privilegiato

E menomale che il professor Monti non fa distinzioni nella sua politica fiscale. Va in scena, infatti, la grande beffa dell’Imu dovuta dalla Chiesa. Mentre milioni di italiani si preparano a versare la seconda e la terza rata della nuova Ici che porterà quest’anno nelle casse dello stato una ventina di miliardi, è letteralmente sparito dai radar parlamentari il regolamento con cui il governo avrebbe dovuto finalmente mettere nero su bianco le nuove modalità di pagamento dell’imposta sugli immobili per enti religiosi, fondazioni, partiti e in alcuni casi anche sindacati.

Eppure a fine febbraio scorso, dopo molte polemiche nella maggioranza dell’esecutivo Monti, sembrava risolta l’annosa questione dell’esenzione Ici per mense, parrocchie e affini. «La Chiesa pagherà finalmente l’Imu», dichiaravano trionfanti i giornali. In effetti, la Commissione Industria del Senato aveva approvato un emendamento al decreto Cresci-Italia che eliminava l’esenzione dell’Imposta municipale unica alla Chiesa Cattolica e a tutti gli enti commerciali, tra i quali associazioni, fondazioni e partiti, prospettando nuovi introiti annuali per le casse erariali tra 100 milioni e 2 miliardi.

La norma, che modifica la vecchia legge del 1992, prevede che siano sottoposti a tassazione tutti gli immobili all’interno dei quali si svolgano attività commerciali; in particolare si fissa l’esenzione per gli immobili nei quali si svolga «un’attività esclusivamente non commerciale», mentre per quegli immobili dove l’attività commerciale non sia esclusiva, ma comunque prevalente, sono state abrogate tutte le norme che volevano l’esenzione dal pagamento dell’Imu.

Ma la legge approvata dal Parlamento nell’inverno scorso non è immediatamente utilizzabile, manca un passaggio fondamentale. «Le rendite catastali dichiarate o attribuite in base al periodo precedente producono effetto fiscale a partire dal 1° gennaio 2013», si legge al comma 2 dell’articolo 91 bis del Cresci-Italia che fissa appunto le modalità di pagamento, «nel caso in cui non sia possibile procedere ai sensi del precedente comma 2, a partire dal 1° gennaio 2013, l’esenzione si applica in proporzione all’utilizzazione non commerciale dell’immobile quale risulta da apposita dichiarazione.

Con successivo decreto del ministro dell’Economia entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità e le procedure relative alla predetta dichiarazione e gli elementi rilevanti ai fini dell’individuazione del rapporto proporzionale». In altri termini, manca proprio l’atto amministrativo del Tesoro che stabilisca effettivamente quando l’attività «dichiarata» non profit di chiese, partiti e fondazioni è da considerarsi esclusivamente non commerciale e quanto debba essere versato al Fisco. Non un dettaglio secondario: senza il decreto del ministro Grilli la nuova Ici è una pistola caricata a salve, o meglio, a salmi.

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