Terremoto in Calabria e Sicilia? Facciamo chiarezza Economia, Società

Terremoto in Calabria e Sicilia? Facciamo chiarezza
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Nella previsione di un terremoto non soffermiamoci sulle chiacchiere da 4 amici al bar. Prepariamoci ad affrontare in modo concreto ed efficace l’urto dei sismi
Terremoto in Calabria e Sicilia? Facciamo chiarezza 3

Sicilia a rischio Big One?

Alcuni mesi fa si è diffusa la notizia che alcuni scienziati ritenevano che in un’area di 400 km di raggio, tra la Calabria e la Sicila, possa avvenire un terremoto di magnitudo 7.5. Un “Big One” di intensità molto più forte di quella del terremoto dell’Aquila.

Alcuni esperti insistono anche sul rischio che i nuovi eventi sismici possano essere amplificati dalla devastazione di stabilimenti industriali e chimici.

Si chiamano RIR in gergo tecnico, un acronimo che sta per Rischio Incidente Rilevante. Le aree più critiche sono prorpio in Sicilia (isola storicamente esposta ai terremoti). E precisamente a Milazzo e a Priolo (vicino ad Augusta). Mentre gli altri Paesi si dotano di normative specifiche per la progettazione sismica degli impianti RIR, in Italia la normativa attuale è insufficente e i controlli affidati solo ai gestori.

Per questo la Commissione Ambiente della Camera ha presentato una interrogazione parlamentare e una Risoluzione per prevenire per quanto possibile ogni rischio. Previsioni di questo tipo sono da 4 amici al bar in quanto non sono previsioni con indicazione di anno, mese, giorno e ora dell’evento atteso e si possono fare per tutte le aree già colpite da forti eventi sismici nel passato in quanto interessate da faglie attive sismogenetiche. Siccome Africa ed Europa continuano ad avvicinarsi relativamente, le faglie attive sono “cariche e in via di caricamento” di “energia tettonica”. Ne discende che tutte le faglie sismogenetiche possono riattivarsi, prima o poi. Siccome tali faglie si trovano nel sottosuolo a profondità variabili da circa 6 a circa 15 chilometri, almeno quelle che hanno originato i sismi più distruttivi, è impossibile monitorarle visivamente e strumentalmente come si fa con una lesione su un edificio. La previsione non è ancora argomento serio, oggi. Ci si deve lavorare molto.

Ma prevedere anno, mese, giorno e ora, poi, si concretizza nel fare uscire i cittadini dalle costruzioni in modo che se queste cadono nessuno si fa male? E se dopo i primi allarmi ed evacuazioni non si verificano i sismi, che accadrà in seguito? I cittadini, ai prossimi allarmi, usciranno dagli edifici, magari di notte con il freddo, la pioggia? Si deduce che è un illusorio diversivo: la previsione di anno, mese, giorno, ora. Siamo seri e pragmatici: gli edifici e gli altri manufatti non devono crollare qualora avvenga un sisma. Devono essere costruiti e rinforzati adeguatamente, nuovi e vecchi. Le zone costiere possono essere invase da maremoti? Bene, non abbiamo una rete di monitoraggio ed allarme precoce degli eventi.

Lungo le coste a rischio tsunami c’è una urbanizzazione ed infrastrutturazione come se i maremoti non si potessero mai verificare. Invece di pensare e progettare la sicurezza dell’ambiente e dei cittadini molti parlamentari scattano all’eco delle chiacchiere da 4 amici al bar per elaborare interpellanze.

Invece di pensare a bloccare gli interventi nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche la cui stabilità è quanto mai precaria e attualmente non “misurabile”; l’unica cosa certa è che naturalmente si riattiveranno dando origine ad un nuovo sisma. Ma allora perché andare a “sfotterle” con interventi non garantiti e trasparenti a tutti i cittadini? Tornando alle interpellanze dei parlamentari: ma, fatte da chi e a chi?…al nulla? E’ come se chi parla e non vede chiedesse chiarimenti a chi non vede e non sente?

Si prevede, piuttosto, che alle prossime elezioni ci sarà uno tsunami di…voti! Che accadrà dopo? Qualunque cosa accada…probabilmente avverrà con interlocutori diversi.

Se poi i cittadini avranno votato per Difensori del Territorio e dei Cittadini multidisciplinari, non mercenari o aspiranti mercenari che abbiano fatto un “contratto” con i cittadini, con penali da inventare ma da pagare seriamente in modi appropriati in caso di tradimento, allora si inizierà a respirare più liberamente!

Finalmente si potrà così pensare a tutelare e valorizzare le risorse ambientali, culturali e produttive autoctone nell’interesse di tutti i cittadini.


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