“Betta”, tra mito e realtà Mondo

“Betta”, tra mito e realtà
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Fu davvero William Cecil a guidare l’Inghilterra fuori del baratro come molti sostengono o piuttosto è stata la bambina-regina la vera protagonista di una svolta?
“Betta”, tra mito e realtà 3

Elisabetta, figlia di Enrico VIII

“Sarà Regina e sarà la più grande di tutti i tuoi Re!” Ed è qui che inizia, in terra d’Albione, la storia dell’ancora bambina Elisabetta. Come fosse un terribile anatema, lanciato da Anna Bolena, la profezia fece rabbrividire Enrico VIII. Ma quali sono le nostre conoscenze in merito?

Le nozioni scolastiche, che tutti vantiamo, si riducono in quanto segue; Enrico, se pur il più grande tra i Re, era affetto dalla sindrome di “Barbablù”; Anna, una più che allegra ambiziosa mentre Elisabetta, “una”, la quale, in fondo, non ebbe che un gran… lato B…

Davvero è tutto qui? Pare che gli autori, ricercatori di casa e d’oltremanica, i quali hanno dedicato la loro intera esistenza a Elisabetta, affermino il contrario. Stendendo un “velo pietoso” su quanti asseriscono che Betta fosse in realtà un uomo, scorgiamo tra le fitte pieghe della ricerca, il vero volto della Sovrana.

Ereditò un Paese in bancarotta; un Paese dove la fame, la povertà e la delinquenza dilagavano lungo i viottoli malsani dei sobborghi. In pochi anni di Regno, ne fece una potenza politica, economica e militare. Merito di William Cecil dicono alcuni.

Per gli storici, osannato come uno tra i più grandi Statisti che l’Inghilterra avesse mai visto, era il primo Consigliere di Sua Maestà: ma davvero fu così? Davvero fu Cecil a guidare il Paese fuori del baratro? Leggendo, scopriamo che egli, per via del suo sport preferito, (alzare il gomito sin dal mattino), fu un bel grattacapo per Betta.

Le cronache raccontano delle volte, tante, forse troppe, in cui egli, perso tra gli effluvi del vino e ronfante sulla poltrona accanto alla Regina, fu portato fuori della stanza delle udienze dalle guardie del Palazzo. Alcuni cicalecci di Corte, vollero il suo etilismo legato al mal d’amore per lei, Elisabetta. Chissà, magari le cose andarono proprio in tal senso. “Ormai non sa far altro che bere” lamentò un giorno la Regina.

Anche fosse stato merito dei “buoni Consiglieri”… vi pare semplice… sceglierli? Da che mondo è mondo, è il cruccio di ogni governante. Donna-Regna; Regina-Donna. Mm! Un bel dilemma!

In un mondo di uomini fatto da uomini, solo per uomini, Betta dovette barcamenarsi come meglio poteva. Ambasciatori, Principi e Consiglieri d’oltremanica, quando si trovavano al suo cospetto, esordivano con sorrisini ironici e frasi sarcastiche non sempre tra le righe; spesso, le frecciatine erano imbastite ad arte. Per coloro i quali erano stati avversi al Regno di Enrico VIII, lei… “era troppo uguale al padre per essere un buon Regnante”. Per coloro i quali erano stati legati alla politica di Enrico lei … “per quanto potesse sforzarsi, non sarebbe mai stata come il suo predecessore”.

Colta, spregiudicata e agnostica (cosa che tutti dimenticavano di segnalare tra le pagine dei propri saggi quando si affrontava la questione religiosa, della quale a Betta non interessava un ficosecco) non dava partita vinta a coloro i quali la guardavano con sospetto. “Acuta d’ingegno ed estremamente vanitosa” si disse “ha lo stesso modo di fare del padre”.

Dall’alto del suo trono, replicava con un linguaggio che avrebbe fatto impallidire uno scaricatore di porto. C’è chi giurò d’averle sentito pronunciare; “Dite a quella checca di…” oltre i tristemente noti “Vaffa…” e “Non rompete i c…”.

Un ambasciatore francese, il quale pareva l’avesse scampata, prima che si congedasse dall’incontro, sentì la sua voce tonante e sferzante raggiungerlo alle spalle; “Speriamo che vi si fori la nave!” Ebbé, una grande; non c’è che dire. Sull’attendibilità circa le malelingue dell’epoca, non possiamo esserne certi, ma qualcuno giurò di averla sentita bestemmiare durante le riunioni con i suoi Consiglieri; caspita!

Pare che, prima delle riunioni qualcuno si adoperasse a togliere di mezzo libri, tomi e altri corpi contundenti… Eh sì! Non tollerava gli incompetenti. “Per la morte di Dio! Tuonava quando uno sventurato Consigliere o Ufficiale la offendeva” raccontarono altri “Per Dio, per Cristo e per molte parti del suo corpo glorificato e per i santi, per la fede e le promesse di matrimonio e altre cose proibite”. Accidenti! Non si salvava proprio nessuno! Beh… a parte il resto, non sembrava avesse un’alta opinione circa il matrimonio. Forse, a volte, quando non trovi orecchie pronte ad ascoltarti, non resta che dirne… “quattro..” o, semplicemente, dava agli altri esattamente quel che si aspettavano. Forse…

Ironica, a tratti sarcastica; capricciosa e iraconda, pretendeva il massimo da se stessa e dagli altri. Viveva le storie con i suoi amanti senza curarsi dei giudizi altrui, né della Corte, né degli Ambasciatori men che meno del Parlamento. Messa alle strette dai tromboni che la volevano accasata, più volte si prese gioco di loro avvertendo che la decisione di un matrimonio era imminente… però!

Per alcuni era “troppo donna” per essere un Re, mentre per altri era “troppo uomo” per essere una Regina. Troppo debole, quando chiedeva al Parlamento di prorogare la decapitazione di Norfolk prima e di Maria poi e sanguinaria quando, i disordini tra cattolici e ugonotti, infiammando l’intera Europa, non diedero altra scelta se non … darci un taglio.

Molti dicono che amasse parecchio il padre, che ne parlasse frequentemente eppure, gli esiti di recenti ricerche assicurano che non amasse affatto parlare di Enrico; semplicemente, non ne parlava mai. Beh… come avrebbe potuto? Anche a quel tempo tutti sapevano che, la tresca di cui fu accusata Anna Bolena, non fu che una farsa.

“Regina Vergine?” E perché dunque? Molti giurarono che avesse disturbi di ciclo e che, pertanto, non fosse in grado di procreare. Betta, non aveva mai fatto mistero del suo stato di … “non più verginità”. Di certo non era la “tipa” che si nascondeva dietro tali ipocrisie. Alcuni dicevano che volesse chiudere definitivamente la tediosa convocazione del Parlamento; altri, che non volesse perdere le proprietà che le aveva lasciato il padre.

Su un aspetto siamo concordi; se davvero era Elisabetta come colei fin qui narrata, semplicemente… non voleva che un tizio qualsiasi le ciabattasse su quanto fatto sino a quel momento; era lei… l’Inghilterra! E lo disse; forte e chiaro! Infondo, si doveva dar seguito alla profezia e quel “vergine” voleva intendere proprio questo; o all’Inghilterra o a nessuno.

Già… la profezia. Come poteva, Anna, conoscere lo svolgimento dei fatti futuri? Dubitiamo che avesse seguito le convinzioni di un “frate indovino” di quel tempo. Una frase gettata lì… per caso? Semplicemente per far tremare Enrico?

I pronostici circa coloro i quali hanno preceduto Elisabetta, erano già chiari a tutti? Anna; aveva o no lavorato alle spalle di Enrico per preparare il futuro della sua Betta… tanto da perderci la testa? Perché no?

Per ultimo, una curiosità; in tutta risposta allo spocchioso Ascham, nel 1564 Elisabetta esordì “Preferisco gli usi e i costumi degli italiani sopra quelli di ogni altra parte del mondo e io sono, per così dire, mezza italiana!” Abbasso il “sorry”, evviva la “genuinità”. Grazie Betta!


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