G77 e G8, le due facce del diritto popolare Mondo

G77 e G8, le due facce del diritto popolare
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I principi universali dell’Unesco assunti dal G77 violati a ripetizione dalle guerre Nato. G8 è un “club capitalista”
G77 e G8, le due facce del diritto popolare 3

i diritti dei popoli

I principi universali dell’UNESCO vengono assunti e rilanciati dal G77 rispetto ad ogni diritto vitale: diritto alla Pace, alla pari dignità delle nazioni, alla tutela ambientale, alla giustizia e al rispetto del Diritto internazionale, impunemente e ripetutamente violato dalle guerre NATO di aggressione.

Giornali e TV reclamizzano con enfasi le riunioni del G8, un club formato dai Paesi capitalisti guerrafondai più industrializzati del mondo che ne determinano la graduale distruzione, mediante guerre, inquinamento ambientale, ingiustizie, monopolio delle risorse vitali, sofferenze popolari, fame e sottosviluppo. Un club che si arroga illegalmente il diritto di essere “la Comunità internazionale”, grazie al potere dei capitali, delle armi e dei mass-media. Poco o nulla ci dicono del consorzio di 130 paesi – noto come G77 – che invece auspica tutt’altra politica planetaria, nel rispetto dell’ambiente, della Pace e della biodiversità.

Il recente incontro internazionale (giugno 2012) RIO+20, dedicato ai problemi di degrado irreversibile del nostro pianeta e organizzato dai governanti di tutti i Paesi, ha prodotto risultati pessimi in termini di tutela dell’ambiente, di vivibilità umana e di giustizia sociale.

I governanti dei Paesi dominanti – appartenenti al G8 – hanno bloccato ogni tentativo ed ogni proposta salvifica avanzata dal G77 (consorzio di 130 Paesi) e dal movimento popolare per la giustizia sociale e ambientale. E’ il solito ricatto imperialista contro i popoli e i Paesi del mondo, pur maggioritari: se volete che sottoscriviamo il vostro documento finale (di compromesso), dovete renderlo innocuo ed evasivo … altrimenti non lo firmiamo e aumentiamo inquinamento, ingiustizie e guerre, distruzioni a nostro arbitrio.

Dopo una negoziazione finita all’alba, le delegazioni di 193 pesi hanno approvato ieri, in una plenaria simbolica durata meno di un minuto, il documento finale di Rio. Un vertice ribattezzato RIO-20, come a dire che gli impegni sono ancor più vaghi di 20 anni fa, nonostante la crisi ecologica sia sempre più grave con il rischio di divenire irreversibile. Per approvarlo, le 193 delegazioni, con la diserzione di moltissimi capi di stato, soprattutto del mondo industrializzato, hanno dovuto escludere dal testo tutti i punti senza consenso. Il risultato è una scatola vuota, adorna di espressioni linguistiche tiepide e possibiliste, e priva di previsioni puntuali, di impegni e di azioni concrete per raggiungere il benché minimo risultato.

Un solo esempio: la green economy – nuovo slogan di governi, banche ed FMI che sostituisce l’ormai logoro “sviluppo sostenibile” – viene così descritta: “uno degli strumenti disponibili per raggiungere lo sviluppo sostenibile e per l’adozione di politiche, ma che non deve essere sottoposta a regole rigide”. Un capolavoro di vaghezza che permetterà ogni estensione del concetto utile ai grandi interessi economici.

La proposta del G77 (il gruppo di 130 paesi meno industrializzati) di creare un fondo di 30 miliardi per finanziare azioni di sostenibilità è stata cassata senza appello. E neppure sulla eliminazione della povertà (tra l’altro solo di quella “estrema”) si è raggiunto alcun accordo e il tema è stato escluso dal testo, proprio come chiedevano gli Stati Uniti. Il testo, non più emendabile, sarà consegnato oggi ai pochi Capi di Stato che arrivano per la parte finale della conferenza, che molti definiscono “teatro puro”.

Perciò nelle strade di Rio ha manifestato la grande Marcia dei Popoli per la Giustizia Ambientale e Sociale, contro la Mercificazione della Vita e in difesa dei Beni Comuni, il principale momento di mobilitazione durante i lavori di Rio+20. Nel Vertice dei Popoli (15-23 giugno 2012) di fronte al lungomare Flamengo, 50.000 attivisti hanno realizzato 1.200 iniziative, tra conferenze, dibattiti, workshop, tavoli di lavoro, per discutere e articolare proposte che disegnino il campo dell’alternativa. Alternativa al modello di sviluppo – unico colpevole della crisi ecologica, sociale, economica, alimentare, migratoria e climatica in corso – e allo stesso paradigma di civilizzazione ormai in crisi. Se ne discusso poi nell’affollatissimo panel “Nuovi paradigmi di civilizzazione” organizzato da A Sud al quale hanno partecipato il Teologo della Liberazione brasiliano Leonardo Boff, il sociologo Portoghese Boaventura de Sousa Santos, l’economista Joan Martinez Alier,Giuseppe De Marzo di A Sud e il missionario comboniano Alex Zanotelli. Obiettivi: la giusta sostenibilità, la democratizzazione dello sviluppo, i diritti della natura, il nuovo paradigma de “il futuro che vogliamo”. Obiettivi, principi e proposte che sono analoghi a quelli espressi in questo stesso blog.

Occorre allora conoscere meglio, e sostenere, l’attività del G77 (o meglio G130) per una serie di motivi:

perché è altra e diversa dal G8, contestato ovunque da tutti i popoli del mondo;
perché è molto più rappresentativo del G8 (nasce come costola dell’ONU);
perché ha obiettivi, proposte e principi che sono coerenti con le aspirazioni e la vita dei popoli;
perché è largamente ignorato e censurato dalla stampa e dai media imperialisti.

Al G130 aderiscono Paesi grandi e piccoli di tutti i continenti: la Cina, l’India, il Brasile, i Paesi della America latina, dell’Africa e dell’Asia …

In questi giorni il G77 ha organizzato un meeting internazionale per discutere il destino e le sfide dello UNESCO, organismo dell’ONU nato con propositi nobilissimi, ma mutilato, stravolto e paralizzato dai governi imperialisti la cui politica è antitetica rispetto ai principi dello UNESCO. Nel suo statuto si sanciscono due principi universali traditi “il diritto alla pace e alla sicurezza dei popoli con la collaborazione tra Nazioni” e il “rispetto universale dei diritti dell’uomo”. Altro principio fondamentale: la “uguale sovranità degli Stati” che garantisce diritti uguali per Paesi forti e deboli. Di qui la condanna di qualsiasi ingerenza esterna sulla sovranità di ciascuna nazione, principio violato dalle guerre imperialiste di aggressione. I principi universali dell’UNESCO vengono assunti e rilanciati dal G77 rispetto ad ogni diritto vitale: diritto alla Pace, alla pari dignità delle nazioni, alla tutela ambientale, alla giustizia e al rispetto del Diritto internazionale, impunemente e ripetutamente violato dalle guerre NATO di aggressione.

Credo che si possa concludere che il G77 rappresenta una antitesi radicale del G8 e delle sue nefandezze.


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