Grillo con Di Pietro primo partito? La casta trema Economia, Società

Grillo con Di Pietro primo partito? La casta trema
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Se i due “contestatori” si mettono d’accordo, salta tutto. Secondo Ipsos Idv è arrivata al 7,5% e Grillo al 17,9%: insieme potrebbero certamente appaiare il 25,4% Pd
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Beppe Grillo e Antonio Di Pietro

Lo scenario fa tremare la casta solo a pensarci. Beppe Grillo più Di Pietro primo partito d’Italia? Secondo gli ultimi sondaggi il Movimento di Grillo si attesterebbe in zona Pdl, insidiandogli il secondo posto dietro al Pd. Swg, Euromedia,

Ispo di Mannehimer, Ipsos di Pagnoncelli, offrono alcune linee di tendenza insieme a dati spesso contrastanti, mettendo in fibrillazione segreterie dei partiti e giornali d’area. Il Fatto Quotidiano, dopo che Pagnoncelli ha mostrato i suoi sondaggi dalla tribuna di Ballarò che registrano lo stop dell’emorragia di voti di Di Pietro, coglie l’occasione per sparare in prima pagina che un’eventuale ticket Idv-5 Stelle sarebbe il primo partito d’Italia. Con il premio di maggioranza dell’attuale legge elettorale potrebbe addirittura guadagnare il 55% dei seggi in Parlamento.

L’asse dei non allineati conterebbe già su un consenso superiore al 25%, grosso modo come il Pd: se si mettono d’accordo, salta tutto. In particolare per Ipsos Di Pietro al 7,5% e Grillo al 17,9% appaierebbero insieme il 25,4% del Pd. Swg invece rileva il trasferimento del consenso da Di Pietro a Grillo, ma la somma non cambia di molto: 6% più 18,5%, mezzo punto sopra il 24% del Pd. Numeri grossi, certamente, numeri che inducono i partiti tradizionali a correre ai ripari, ma che con troppa generosità vengono assunti come fattori di impossibili addizioni. Cioè, non si può sommare mele con pere.

La linea di tendenza chiara, uniforme e segnalata da tutti i sondaggi in questione, è l’affermazione del partito degli indecisi: dal 46% di Swg ed Euromedia al 51,8% di Ispo, si può dire che sulle elezioni grava la minaccia, o l’opportunità a seconda dei casi, del ruolo di un convitato di pietra piuttosto ingombrante. Metà dell’elettorato potenziale non sa cosa scegliere. Non sa se vuole scegliere. E’ la prima grande incognita del prossimo voto. La seconda, non meno importante, è con quale sistema elettorale si andrà a votare. Altra, più politica e che potrebbe avere effetti decisivi, è quando e come finirà l’esecutivo Monti, se di morte naturale al termine della legislatura o traumatica.

A partire da queste tre incognite, appaiono suggestivi più che significativi, certe sommatorie. Accoppiamenti poco giudiziosi, per una questione di metodo, prima che di contenuto politico dell’eventuale offerta. Se Idv e Movimento 5 Stelle facessero sponda comune, dovrebbero pescare nello stesso elettorato più di quanto non abbiano fatto fino ad ora, innescando una svantaggiosa competizione interna. Presentandosi insieme, con la minaccia di costituire un ancor più agguerrito blocco anti sistema, farebbero ancora più paura mobilitando al voto moderato anche i più riottosi. Più che a una prospettiva, a un credibile sbocco politico, la somma arbitraria delle due sigle assomiglia all’enunciazione speranzosa di una profezia autoavverantesi.

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