Libia, navi da guerra Usa verso le coste Mondo

Libia, navi da guerra Usa verso le coste
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Dopo l’attacco al consolato di Bengasi costato la vita a un ambasciatore e tre funzionari, Obama rompe gli indugi e avverte subito il Cairo: “stavolta difendeteci”
Libia, navi da guerra Usa verso le coste 3

navi da guerra verso la Libia

La CNN annuncia che due navi da guerra destroyer USA si stanno muovendo verso le coste della Libia. Nuovi attacchi anti Usa in Egitto e Yemen, sangue in Libia, un clima di tensione che si è fatto sin troppo alto e pericoloso: e allora ecco la risposta americana.

Tutto sembra precipitare in poche ore. Le ambasciate americane del Cairo e di Sanaa sono state prese d’assalto dai manifestanti che protestavano contro il film The innocence of Muslims, ritenuto oltraggioso nei confronti dell’islam. All’indomani dell’attacco al consolato di Bengasi costato la vita a un ambasciatore e tre funzionari americani, sono quindi scoppiati altri scontri davanti alle sedi diplomatiche statunitensi.

In Egitto i manifestanti hanno lanciato pietre e molotov e la polizia in tenuta antisommossa ha risposto con gas lacrimogeni per disperdere al folla. Nello Yemen gli agenti hanno sparato in aria e i manifestanti hanno appiccato il fuoco. La reazione Usa, nel frattempo, non si è fatta attendere. Il Pentagono ha deciso di inviare due navi da guerra verso le coste libiche. “Due navi stanno muovendo verso la Libia, ma semplicemente come misura preventiva”, ha confermato una fonte. Le due unità, secondo quanto riferito dalla stampa locale, sarebbero la USS Laboon e la USS McFaul, armate con missili Tomahawk.

Lo stesso presidente Barack Obama ha detto che il governo egiziano non è né alleato né amico degli Stati Uniti e ha messo in guardia contro un “vero grande problema” nel caso in cui il Cairo non sarà in grado di proteggere l’ambasciata americana nella capitale egiziana.

Secondo fonti americane, l’assalto di ieri in Libia è stato pianificato prima della diffusione del trailer del film ritenuto anti-islam del regista Sam Bacile; e gli aggressori, probabilmente un gruppo legato ad Al Qaida, hanno utilizzato la protesta fuori dal consolato come diversivo. Mentre Washington sta cercando di capire chi abbia organizzato l’attacco, però, restano ancora molte cose da verificare sul film: molti interrogativi riguardano chi sia il vero autore della pellicola e chi abbia deciso di postare su internet alla vigilia dell’11 settembre un trailer del film tradotto in arabo.

Il trailer in sé era su internet da luglio ma non aveva suscitato particolare interesse o scalpore e a fare la differenza è stata proprio la versione tradotta in arabo. Misteriosa è comunque la figura di Sam Bacile, l’americano con cittadinanza israeliana che rivendica di essere il regista della pellicola. Ieri Bacile parlando al telefono col Wall Street Journal ha ribadito di considerare l’islam “un cancro”, ma resta il fondato sospetto che il suo non sia altro che uno pseudonimo.

Intanto droni statunitensi di sorveglianza dovrebbero iniziare a sorvolare Bengasi e altre località nell’est della Libia per stanare accampamenti jihadisti e obiettivi che potrebbero essere collegati all’attacco contro il personale del Dipartimento di stato americano. Il piano prevede che gli aerei senza pilota raccolgano elementi di intelligence e li trasferiscano ai leader libici, di modo che le forze del Paese africano colpiscano gli obiettivi selezionati. La Libia, comunque, ieri ha chiesto scusa: “Presentiamo le nostre scuse agli Usa, al popolo americano e al mondo intero” ha dichiarato in una conferenza stampa il presidente del Congresso generale Nazionale Mohamed al-Megaryef.

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