Scuola e programma: il ministro faccia chiarezza Scuola

Scuola e programma: il ministro faccia chiarezza
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Cosa significa oggi “programmare” e qual’è il ruolo degli insegnanti? Una legittima domanda da rivolgere all’attuale Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo per capire le reali prospettive del mondo scolastico
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Francesco Profumo

Cosa significa “programmare”? Una lecita domanda da fare al Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. Sarebbe troppo per il Ministro dell’Istruzione Profumo, inserirla nei test del prossimo concorso bandito per il 24 settembre 2012 che vedrà l’ingresso nella scuola dei “nuovi giovani insegnanti”? 

Gli stessi che dovranno affrontare a gennaio la prova scritta, che consiste anche in una prova strutturata di verifica delle competenze disciplinari, mentre la prova orale sarà la simulazione di una lezione per verificare l’abilità didattica. Tutto qui?

E i precari che, invece della simulazione, insegnano programmando da undici anni e oltre?Ma cos’è, insomma, la programmazione didattica? Programmazione è l’operazione effettuata dagli insegnanti che trasferiscono gli obiettivi istituzionali e pedagogici del curriculum sulla situazione reale, concreta della classe o sezione. Costituisce le tappe che si devono percorrere per raggiungere il fine del processo” insegnamento –apprendimento”. E’ sintesi tra le richieste generali del programma e le esigenze della realtà concreta nella quale si opera.

Particolare importanza assume il processo di definizione degli obiettivi, che vanno intesi non come vincoli rigidi, ma come ipotesi aperte alla verifica. Essa comprende: obiettivi istituzionali, che sono le mete prescrittive finali del processo educativo; obiettivi organizzativi; obiettivi educativi; obiettivi didattici, complesso delle capacità operative della conoscenza organizzativa e degli atteggiamenti che al termine del processo educativo possono essere rivelati con sufficiente chiarezza come risultato (Pellery). In quanto sono, in sostanza obiettivi istituzionali educativi, calati nella situazione reale, concreta storica.

Sono le tappe necessarie da percorrere per raggiungere il fine di quello che è l’effettivo processo insegnamento-apprendimento. La programmazione in quanto somma creativa del testo programmatico, deve comunque avere caratteristiche come: la realtà, la razionalità, la socialità.

Manno M. scrive: ”Programmare significa scrivere prima, prevedere in anticipo, avere in mente un modello, un valore da realizzare, una realtà ideale che non è reale di fatto, ma che dovrà essere. Significa avere una prospettiva deontologica perché vuole “il dover essere”in un apprendimento che non c’è ancora. Dove c’è deontologia si trova il discorso pedagogico e quindi l’educazione”.

Guilbert dice:”Vi sono tre elementi dinamici del curriculum: il contenuto, che precisa il soggetto; l’argomento, campo corrispondente all’atto del compiere; la condizione, la descrizione delle situazioni in cui l’operatività deve prodursi;il criterio, la definizione del livello accettabile di performance che l’educazione deve raggiungere. Frabboni propone un’interessante metafora per affermare che il curriculo è una specie di macchina edicativa mossa dal motore “il programma” e guidata dal volante “la programmazione”. Shenhouse nel libro “Dalla Scuola del Programma alla Scuola del Curriculo”afferma: “Affrontare una programmazione curriculare vera e propria, significa determinare precisi obiettivi formativi, operare delle scelte fra valori nell’universo della tradizione e della cultura esistente, articolare e organizzare forme molteplici compenetratesi di intervento formativo e di comunicazione didattica ,in una parola “gestire”.

I criteri a cui attenersi per la cosiddetta costruzione del curriculo sono: criterio epistemologico, criterio psicogenetico e criterio didattico. Gli stessi consentono di poter disporre di un sistema di competenze “essenziali” e di una struttura di contenuti disciplinari indispensabili per attuare il processo di costruzione e rafforzamento del “sapere “dei bambini.

Il curriculum è progettato, intenzionale, flessibile, sistematico, condiviso, verificabile. Definisce : discipline, competenze, standard, strutture, vincoli e risorse. Le sequenze della programmazione curriculare sono: analisi della situazione di partenza; formulazione e definizione degli obiettivi; scelta dei contenuti; ricerca delle strategie di insegnamento; scelta dei metodi; valutazione e verifica.

Aspetto fondamentale per quel che concerne la programmazione è l’unitarietà dell’insegnamento e la pluralità dei docenti.Con la legge 148 del 5 /06/ 90 viene segnato un profondo radicale cambiamento e definitivo innovamento della scuola primaria italiana, scompare definitivamente per legge, dopo le sperimentazioni “il maestro unico”e si afferma un nuovo modello pluralistico ( TEAM ).Art 5 L 148 :”La programmazione dell’attività didattica nella salvaguardia della libertà d’insegnamento ,è di competenza degli insegnanti che vi provvedono sulla base della programmazione dell’azione educativa approvata dal collegio dei docenti in attuazione dell’Art.4 del Decreto del Presidente della Repubblica 31 maggio 1974 n 416 e degli articoli 2 e 11 della legge 4 agosto 1977 n 517. Quindi una “cultura organizzata e didattica”nuova, in quanto con una complessità dell’organizzazione modulare prevista dalla legge 148 :pluralità dei docenti , contitolarietà, su più classi, flessibilità di spazi, articolazione differenziata dei tempi, divisione e aggregazione in quelli che sono gli ambiti ai vari livelli di collegialità tecnica , programmazione didattica. Operazioni che non possono passare inosservate, sollecitate dalla consapevolezza che la scuola primaria non deve dare solo nozioni,ma deve imparare a dare abilità cognitive e strategie da applicare in una realtà crescente e complessa ; deve inoltre attivare quei processi di insegnamento – apprendimento efficaci, in quanto vitai.

E’ questa la motivazione per cui non bastava “un maestro unico”, non sono più sufficienti maestri se essi non sono in grado di dare “corpo e vita”a quei percorsi didattici integrati e a quelle strategie professionali orientati nella ricerca della Unitarietà, più insegnanti con esperienza alle spalle si hanno (in questo caso i precari) più la scuola diviene Cultura.

Non ci può essere una formazione adeguata senza una comune progettazione e quindi senza ,di conseguenza “una responsabilità professionale”. La necessità del lavoro didattico comune, comporta inoltre ,il ricomporre delle singole prestazioni sulla base di un unico progetto educativo. Progetto finalizzato a garantire la formazione integrale dell’alunno, in quanto è il risultato del confronto delle posizioni pedagogiche e didattiche dei singoli docenti sulla base della comune formazione della normativa (programmi didattici), della realtà delle classi (numeri,tipologia,contesto sociale).

La legge di riforma prevede contitolarietà, corresponsabilità, collegialità, coordinamento continuo nella conduzione delle classi (dalla programmazione alla valutazione) cioè tutto conduce o meglio riporta a lavorare insieme e a definire modalità, contenuti, aspetti, strumenti dell’azione didattica.

La collaborazione come fondamento della professionalità cambia la stessa professionalità dei docenti , essa diventa “valore” nel momento in cui ogni membro del gruppo opera finalizzando i propri interventi e le proprie competenze alla realizzazione del progetto comune. La collaborazione è un auspicio ,ma la base ne è ineludibile per fondare tutta l’organizzazione del modulo, collaborare significa perseguire i medesimi obiettivi in funzione dei risultati formativi le cui finalità trascendono le singole discipline. Per quel che riguarda il gruppo docente come unità funzionale C.M. 335 del 29/07/98 .

L’organizzazione didattica della scuola primaria ha come caratteristica fondamentale la pluralità dei docenti che trova concreta realizzazione mediante la costruzione del gruppo d’insegnamento, quale garanzia di un curriculo ricco e diversificato della qualità degli apprendimenti, dello sviluppo armonico ed equilibrato della personalità dei bambini.

Il gruppo d’insegnamento è corresponsabile della guida dei processi di educazione, istruzione e formazione di un gruppo di alunni, definisce gli obiettivi e le modalità della propria azione in coerenza con le deliberazioni assunte dagli organi del circolo, in modo da realizzare percorsi “idonei” per il raggiungimento degli obiettivi prefissati legate alle specifiche relazioni ambientali e alle esigenze degli alunni. Esso garantisce la modularità e l’unitarietà degli interventi attraverso una progettazione didattica corresponsabile con stili condivisi. Il lavoro di gruppo, nell’ambito del modulo, rappresenta lo strumento e il luogo dell’integrazione delle competenze e della progettazione unitaria (coerente, congruente, competente) dell’intervento formativo.

Le potenzialità di tale lavoro sono: la valorizzazione delle conoscenze e delle competenze dei singoli docenti; la presenza positiva di più figure di riferimento per gli alunni; la possibilità di contemporaneità nel modulo per realizzare strategie didattiche di tipo individualizzato. Che introduce conseguentemente: problematicità del lavoro di gruppo; giusta opposizione degli insegnanti disciplinari; la frammentarietà degli stessi; fragilità della progettazione, formalismo della programmazione. Riguardo poi i criteri di guida per la professionalità docente, è possibile individuare delle linee di comportamento professionale e degli impegni che tra l’altro sono essenziali per un insegnamento improntato sull’unitarietà. Altro basilare fattore e quindi non meno importate è la collegialità, vissuta in tutti i momenti come risorsa e non come vincolo, come capacità di costruzione alimentando un clima relazionale positivo.

Fondamentale è anche la progettazione intesa come dimensione della intenzionalità del percorso educativo, ma anche come sintonia professionale nel definire obiettivi, metodi e procedure, nel condividere il significato delle esigenze formative degli alunni, nel predisporre esperienze significative a livello di ambito.

L’insegnamento è visto come generale dialettica condivisione della modalità per costruire la cosiddetta relazione positiva ,mentre la professionalità intesa come in questo ambito, viene ricercata come continuo miglioramento delle proprie capacità, conoscenze e competenze. Infine vi sono le strategie, necessarie per l’unitarietà che vengono centrate sia sull’alunno sia sul gruppo docente e conseguentemente sulla “conoscenza”.


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