Un’italiana vuole la taglia su Bin Laden Mondo

Un’italiana vuole la taglia su Bin Laden
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Mary Pace, giornalista ciociara, ha denunciato la Cia: reclama la taglia che pendeva sul n.1 di Al Qaeda
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taglia su Bin Laden

Come nella migliore tradizione del giallo. Mary Pace, giornalista e scrittrice di Sgurgola, fa causa alla Cia perché vorrebbe intascarsi la taglia da 25 milioni di dollari che pendeva sulla testa di Osama Bin Laden. La scrittrice, già nota per le sue “rivelazioni” su vari misteri della storia italiana, ha deciso di fare le cose sul serio: è partita una notifica al dipartimento di Stato Usa e al Viminale un atto di citazione dinanzi al tribunale di Roma.

Per capire cosa possa c’entrare una scrittrice ciociara con l’uccisione del capo di Al Qaeda, bisogna raccontare tutta la storia dall’inizio. Mary Pace da quasi vent’anni si occupa di intelligence e di terrorismo internazionale ad alti livelli. Giovanissima iniziò la sua carriera di spia come infiltrata del generale Giovanni De Lorenzo, custodisce da anni i segreti di Guido Giannettini, ex superspia del Sid (i servizi segreti italiani degli anni ’70), già inquisito e poi assolto per la strage di piazza Fontana. Pare che proprio l’ex agente segreto, prima di morire, abbia svelato alla Pace il luogo dove Bin Laden si nascondeva.

La soffiata indicava una riserva di caccia di circa trenta chilometri quadrati compresa tra le factories pakistane di Wah, Gadwal, Sanjval e Havelian, nel distretto di Abbottabad. Uno spazio, tutto sommato, ben circostanziato se si considera che il Pakistan è grande quattro volte l’Italia. Mary Pace passò subito l’informazione a due ispettori della Digos di Frosinone, il 20 agosto 2003, che a loro volta girarono all’Ucigos di Roma.

Nessuno, però, diede molto credito a quella segnalazione. Tanto che Mary Pace, in un esposto alla magistratura, e nel successivo atto di citazione stilato dal suo avvocato, Carlo Taormina, parla di “eventuali responsabilità penali di tipo omissivo”. Silenzio fino al 2007, quando la scrittrice ed ex spia, apprende da proprie fonti che la sua informativa è, intanto, arrivata al Viminale. Così scrive un pezzo per il settimanale “Il Borghese” raccontando a tutti la storia riferita alla Digos quattro anni prima, aggiungendo anche che Osama Bin Laden sarebbe protetto dagli 007 pakistani. Ancora zero contatti, però, con i vertici della Cia fino al 2010. In quell’anno iniziò una fitta corrispondenza tra la Pace e uno 007 di Langley. Uno scambio di informazioni che la Cia definì addirittura “impressionante” per l’accuratezza di particolari. Poi, improvvisamente, da ottobre la Cia interrompe i contatti.

Il 2 maggio del 2011, otto mesi dopo l’ultimo colloquio tra la Cia e Mary Pace, il presidente Obama annuncia il blitz delle forze speciali Usa in una villetta di Abbottabad (guarda a caso proprio nel distretto di Havelian, nel territorio indicato dalla giornalista italiana sin dal 2003). E dopo poche ore dalla Casa Bianca fanno sapere che la maxi-taglia di 25 milioni di dollari non sarà riscossa da nessuno perché non c’è stata nessuna “gola profonda”. In parte, però, Leon Panetta, segretario alla Difesa ed ex direttore della Cia, sconfessa il suo presidente, dicendo che un informatore ha collaborato con l’America, si tratterebbe di un medico pakistano.

Ma nessuno ha mai menzionato Mary Pace. Poco credito alla sue informazioni, in anticipo di otto anni, e che avevano individuato esattamente il luogo dove si nascondeva l’ex capo del terrorismo mondiale. La sua soddisfazione personale l’ha già ottenuta: “E’ stata quella di battere la Cia”, aveva commentato lo scorso anno la Pace.

E secondo l’avvocato Taormina, se il ministero dell’Interno italiano non ha inviato alle autorità americane le informazioni fornite dalla donna, andrà ritenuto responsabile per la mancata percezione della ricompensa e dovrà, di conseguenza, risarcire il danno patrimoniale. In buona sostanza, un altro modo per tentare di recuperare la taglia da 25 milioni di dollari che pesava sulla testa dello sceicco del terrore, catturato proprio lì, ad Abbottabad, dove la scrittrice aveva indicato. Magari per pura casualità. Ma il finale è, comunque, degno di un buon romanzo.


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