Soldi all’estero: bloccati conti e chiuse aziende




L’operazione della Gdf ha stroncato una frode fiscale di 47 professionisti che esportavano 36 milioni all’estero
Soldi all’estero: bloccati conti e chiuse aziende 1

Guardia di Finanza

Blitz anti-evasione della Guardia di Finanza di Pescara e complessivamente sono 47 i titolari dei aziende denunciati per frode fiscale mediante fatturazioni per operazioni inesistenti e presentazione di dichiarazioni infedeli con l’aggravante del reato transnazionale.

Tra gli indagati spicca il nome della pornostar Jessica Rizzo e del marito Marco Todo, imprenditori impegnati nella produzione di cine hard e nella gestione di “privè” per scambisti, business che fruttavano denaro fresco da poter investire in attività remunerative e, soprattutto, ben lontane dagli “occhi indiscreti” del Fisco.

Al termine delle indagini la Guardia di Finanza ha sequestrato in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Abruzzo, Puglia e Molise una serie di disponibilità liquide, titoli, conti correnti, appartamenti, magazzini e complessi aziendali, per un controvalore pari a 36milioni di euro, posti immediatamente a favore dello Stato a garanzia delle imposte non pagate.

All’imprenditore isernino sono stati sequestrati 100mila euro e tre conti correnti. La Guardia di Finanza ritiene che un tributarista di Pescara, esperto di fiscalità internazionale, con Studio in città, sia l’ideatore dell’ingegnoso ed efficace sistema attraverso il quale è stato possibile mettere in atto la maxi frode.

“Il tributarista, peraltro autore di diverse pubblicazioni e di articoli su riviste specializzate – si legge nella nota stampa diffusa dal Comando provinciale della Guardia di Finanza di Pescara – aveva stabilito contatti con numerose aziende italiane per cui agiva oltreché nel ruolo di ideatore anche in quello di trait d’union tra le imprese italiane e quelle con falsa sede a Madeira per cui curava tutti gli aspetti fiscali ed amministrativi grazie anche al supporto professionale di un avvocato italiano (residente in Madeira) e domiciliatario delle società estero vestite”.

Dunque, secondo la Finanza, il fiscalista, nella sua duplice veste, “dapprima facilitava la costituzione di fantomatiche società estere nell’isola a fiscalità agevolata (guarda caso, tutte aventi sede nel medesimo indirizzo portoghese) e, successivamente, agli stessi imprenditori italiani, effettivi titolari delle imprese “estere”, suggeriva di fatturare inesistenti operazioni commerciali con il fine di ridurre il proprio carico fiscale in Italia”. Ovviamente il sistema era vantaggioso per tutti e agli imprenditori evasori non “pesava più di tanto”, viste le somme sottratte al fisco italiano, dover riconoscere al professionista sostanziose percentuali stabilite in ragione degli importi delle false operazioni. Cinque milioni di euro.

Questo è l’importo sequestrato al tributarista il quale a sua volta era titolare di una società estero vestita dove collocava i proventi esteri “da consulenza”, presentando, nel contempo, modeste dichiarazioni dei redditi in cui contabilizzava persino costi strettamente personali non deducibili. Sempre a dire della Finanza di Pescara le varie operazioni avvenivano anche attraverso un ulteriore meccanismo fraudolento articolato principalmente tramiteo la costituzione a Madeira di Trust che, a seguito dell’indagine, sono risultati tutti simulati o fittizi (c.d. Sham-trust). “L’artificiosa utilizzazione di tale strumento giuridico – precisano le Fiamme gialle nella nota inviata alla stampa – era finalizzato precipuamente alla dissimulazione di attività patrimoniali ed all’occultamento/trasferimento all’estero di proventi di dubbia provenienza”.