Giustizia: quante riforme senza costrutto Economia

Giustizia: quante riforme senza costrutto
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Il sistema giudiziario italiano è “malato”: chi dovrebbe curarlo cerca di farlo morire anzichè salvarlo. Eppure la svolta non è un obiettivo così impossibile da centrare
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i “mali” della giustizia italiana

La Giustizia italiana è molto malata, ma i medici che la soccorrono cercano di farla morire anziché curarla.

Negli ultimi venti anni,tutti i Governi hanno cercato di modificare la procedura, la competenza degli uffici giudiziari, le circoscrizioni, insomma come l’Assessore cambia il senso di marcia e chiude alcune strade per far vedere che esiste, così il Ministro della Giustizia in Italia, cerca di danneggiare il malato ad ogni costo.

Come risolvere il problema giustizia ? La ricetta appare semplice è lineare, basta volerlo. Il tentativo di mediazione, si elimina in un sol colpo e viene eseguito alla prima udienza dinanzi ad un Giudice con poteri specifici. In tale occasione il Giudice svolte le funzioni di mediazione, si studia la causa e propone una soluzione definitiva al caso, se le parti conciliano il verbale produrrà gli effetti della statuizione richiesta, se non conciliano, il Giudice emettere una ordinanza esecutiva e provvisoria in ordine a somme da pagare, provvedimenti urgenti e necessari e rimette le parti per la prima udienza di trattazione dinanzi ad altro Giudice .In tal modo si elimina l’affare dei privati che si sono lanciati alla grande nel settore della mediazione e la stessa operazione si svolge dinanzi ad un Magistrato della Repubblica con garanzia di imparzialità e con possibilità di emettere provvedimenti esecutivi immediati.

I Giudici a “cottimo” cioè quelli di Pace che vengono pagati a prestazione, hanno retto bene, solo che appare inutile nominare pensionati dello Stato, ex cancellieri che già hanno un reddito, invece dei giovani laureati in legge. La proposta potrebbe essere semplice,il Giudice di Pace, giovane laureato in legge, dopo aver espletato per 4 anni tale attività ,se non incorre in sanzioni disciplinare acquisisce il titolo per iscriversi all’albo degli Avvocati.

Si raggiunge così un doppio scopo, consentire di far produrre un reddito ai giovani ed avviarli ad una diritta via dell’onestà e della perizia, in quanto gli errori li pagherebbero sul proprio groppone.

Anziché limitare l’azione giudiziaria, gli appelli, i ricorsi per cassazione, giungendo a chiedere tutto ed il contrario di tutto nel tentativo di eliminare il contenzioso per un errore degli avvocati, imprigionati in lacci e lacciuoli di norme penalizzanti per chi agisce e chiede giustizia, ridurre lo stipendio base dei Magistrati ed aggiungere una parte variabile in relazione al servizio reso alla Giustizia, transazioni e definizioni del contenzioso, sentenze non appellate.

In pari tempo la somma variabile viene versata in misura ridotta rispetto ai Magistrati che vedono appellate le loro sentenze oppure che raggiungono livelli minimi di conciliazione . La statistica renderebbe semplice il percorso, in quanto la quota varabile verrebbe assegnata in relazione alla proporzione raggiunta.

Infine, eliminare le norme che ostacolo la richiesta di giustizia dei cittadini i quali devono sapere che in tempi rapidi possono ottenere non una sentenza formale di inammissibilità dell’azione ma una sentenza di merito, che poi sarebbe il fine dell’amministrazione della giustizia, non certo quello di dichiarare la prescrizione dei reati, nel settore penale e la nullità ed inammissibilità della citazione o del ricorso in sede civile.

Ancora una volta, in una sistema formalistico storicizzato, come quello italiano, chi vuole giustizia spesso viene condannato alle spese per vizi formali.

La battaglia non è contro gli avvocati ai quali si riducono i compensi in modo vergognoso, ma per consentire ai cittadini, se la legge è amministrata in nome del popolo italiano, di ottenere una risposta giusta e certa alla sua richiesta di merito.

Non bisogna cambiare le leggi, ma i parlamentari i quali non possono non sapere, anche perché molti sono magistrati ed avvocati, ma che tirano a campare per non tirare le cuoia.


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