ILVA, dopo l’AIA un Piano per la Salute. Industria, Salute, Società

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ILVA, dopo l’AIA un Piano per la Salute.
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ILVA di Taranto

ILVA, dopo l’approvazione dell’AIA, il Ministero dell’Ambiente Clini annuncia un piano per la protezione della Salute nelle zone d’influenza delle Acciaierie di Taranto.

Il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha annunciato, al termine della presentazione dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale) per l’ILVA di Taranto, un piano concordato con l’Istituto Superiore della Sanità, l’Organizzazione Mondiale della Salute e la Regione Puglia per la tutela e la protezione della Salute attraverso punti operativi coordinati.

L’istruttoria tecnica per l’approvazione dell’AIA, l’autorizzazione sulla quale si basa il Piano, è stata affidata alla Professoressa Carla Sepe e portata a termine in soli 40 giorni contro i 5 anni della precedente AIA che non conteneva elementi definiti e univocamente corretti per la tutela dei diritti alla salute che tale Autorizzazione dovrebbe assicurare.

Le conseguenze, per l’ILVA di Taranto, sono che dovranno essere modificati i processi le strutture e gli impianti con le più moderne tecnologie atte a ridurre e minimizzare l’impatto come già presente nello spirito delle normative dettate dall’UE.

I sindacati, attraverso il Segretario della FIM-CISL Cosimo Panarelli, hanno manifestato apprezzamento per le strategie e le direttive conseguenti l’Autorizzazione Integrata Ambientale accordata all’ILVA, ma hanno sottolineato la necessità di graduali adeguamenti in fasi successive coinvolgenti le diverse batterie di produzione, altrimenti si vedrebbero fermate troppe unità produttive portando a quasi 1000 esuberi, con costi sociali elevatissimi ed insostenibili.

L’auspicio del Governo Monti e di tutte le parti politiche e sindacali, è che si trovi al più presto un accordo di collaborazione fra la Magistratura, i vertici dell’ILVA ed i Sindacati al fine di raggiungere uno status di tutela della Salute e dell’Ambiente che possa fare da capofila ad altre acciaierie in tutta Europa ma soprattutto che possa risolvere il problema sociale, economico e di salute di Taranto e delle zone interessate dagli effetti dell’impianto.

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