Il sogno di una società industriale alla Olivetti Economia, Società

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Il sogno di una società industriale alla Olivetti
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Il sogno di una società industriale alla Olivetti 4Sentiamo troppo spesso parlare di crisi dell’industria italiana, della delocalizzazione verso luoghi lontani e di mancanza di fatturato che si ripercuote sugli stipendi sempre più magri dei lavoratori. In questo periodo molti “nostalgici” del passato rivolgono l’attenzione alla Olivetti dell’immediato dopoguerra, modello di efficienza e avanguardia per quanto concerne il modo di concepire la società industriale.

Artefice di un esperimento che ha fatto scuola nel mondo, Adriano Olivetti ha elevato la più nota azienda per la produzione di macchine da scrivere a modello di sviluppo industriale. Olivetti, forte dell’esperienza maturata negli Stati Uniti durante il secondo conflitto mondiale, al ritorno dopo la fine del fascismo non ha mai dimenticato i dettami del padre, di ispirazione socialista, secondo i quali non doveva essere licenziato neanche un operario per colpa del progresso tecnologico.

La Olivetti creò un establishment che univa l’efficienza con la cultura, scegliendo poeti, umanisti e intellettuali ai vertici dell’azienda. Ponendo sempre l’uomo al centro dell’attenzione e le sue qualità caratteriali, sottoponeva gli aspiranti impiegati ad avanguardisti esami calligrafici. Inoltre, i suoi stabilimenti prevedano centri di aggregazione come biblioteche o asili nido per le impiegate con figli piccoli.

Forse troppo avanti rispetto ai tempi, e per questo osteggiato da altri giganti dell’industria italiana come la Fiat, Adriano Olivetti creò dal nulla un modello di sviluppo che oggi definiremmo sostenibile, lasciando un’eredità imprenditoriale che finora nessuno ha raccolto.

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