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Putin, lo zar con i piedi di argilla 4Il terzo mandato presidenziale di Vladimir Putin sembra esser nato sotto una cattiva stella. Dopo il clamore suscitato dall’arresto di tre esponenti delle Pussy Riot, ree di aver cantato “profanamente” all’interno della Cattedrale di Cristo Salvatore in segno di dissenso verso la rielezione di Putin, ora è la volta della protesta online, che muove da tutto il paese attraverso la rete web. Addirittura si sono svolte delle primarie in rete per eleggere il leader dell’opposizione alla “zarocrazia” del ventunesimo secolo, destando molte preoccupazioni tra le autorità governative.

Che l’aria nella Federazione Russa fosse cambiata lo si era visto fin dall’inizio, con le proteste per i presunti brogli in occasione delle elezioni presidenziali dello scorso marzo. Anche i rigurgiti islamisti preoccupano una situazione apparentemente stabile nella Repubblica del Tatarstan, proprio in quelle zone di passaggio degli oleodotti, cruciali per il rilancio economico della Russia post-sovietica.

Le primarie online in chiave antiputiniana sono state vinte dal blogger Alexei Navalni. Le quasi 100 mila espressioni di voto, un numero comunque esiguo rispetto alla massa di internauti russi, ha eletto anche un Consiglio di Coordinamento.

I grattacapi di Putin riguardano anche una situazione economica che non favorisce le esportazioni di materie prime energetiche, e soprattutto con quel costo minimo che gli consentirebbe di operare delle riforme strutturali e di equità sociali: quest’ultimo punto, se non affrontato in tempo, potrebbe favorire le opposizioni e alimentare un circolo vizioso dagli esiti imprevedibili.

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