Carcere ai giornalisti, il Senato dice sì Società

Carcere ai giornalisti, il Senato dice sì 3
Carcere ai giornalisti, il Senato dice sì
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Evidentemente non è bastata la polemica sollevata nelle scorse settimane da Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale e condannato al carcere per un articolo pubblicato da un suo giornalista quando era direttore di Libero. Il Senato, con voto a scrutinio segreto, ha di fatto annullato l’emendamento che evitava la galera ai giornalisti ritenuti colpevoli per i loro articoli diffamatori.

Carcere ai giornalisti, il Senato dice sì 4Il voto, si presume proveniente dalla parte destra dell’emiciclo di Palazzo Madama occupata dal Pdl, reintroduce il reato di diffamazione punti con un anno di carcere, da sostituire con sanzioni pecuniarie da 5 mila ai 50 mila euro. Subito si sono levate le proteste di molti giornalisti e dei principali capigruppo parlamentari. Di fatto, il voto proveniente dal Senato uccide il disegno di legge che era stato definito “salva Sallusti”.

Evidentemente c’è ancora una forte corrente politica, trasversale, che trema dinanzi alla stampa e agli articoli graffianti di cronisti che svolgono semplicemente il loro lavoro. Una tendenza, quella di mettere il bavaglio alla stampa libera, accentuata durante il periodo berlusconiano, e che non sembra passare neanche con la fine della Seconda Repubblica.

La vicenda Sallusti, che potrebbe un giorno riguardare altri giornalisti, nelle scorse settimane aveva sollevato un coro di protesta e mobilitato firme di punta notoriamente avverse al direttore de Il Giornale, come Marco Travaglio. In nome del concetto di libertà di stampa che in Italia stenta ad affermarsi, anche agli albori del terzo millennio.

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