La fede in Dio, perché fa bene Cultura, Salute

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La fede in Dio, perché fa bene
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La fede in Dio, perché fa bene 4Che la fede in qualche Dio avesse dei benefici effetti sulla persona, era cosa nota, come ci tramandano gli antichi. Tutte le grandi civiltà, infatti, hanno sviluppato la tendenza ad affidarsi alle divinità, siano esse politeistiche o indirizzate a un unico Dio. Con l’aiuto della scienza, notoriamente in antitesi con i postulati della religione, ora abbiamo la dimostrazione che la preghiera agisce a livello cerebrale, rilasciando sostanze biochimiche che tranquillizzano i soggetti, specialmente nei periodi di malattia.

Vediamo cosa hanno dimostrato gli “scienziati della testa”. C’è qualcosa che accomuna il rosario recitato con ripetitività dai fedeli cattolici, e i mantra di ispirazione orientale: ambedue i momenti di fede e raccoglimento impongono alla persona una respirazione regolare, con al massimo sei lunghi respiri al minuto. E si sa, la respirazione è il grimaldello attraverso il quale agire per riprendersi la tranquillità perduta. La ripetitività della preghiera, in altre parole, rilassa il corpo e rilascia sostanze benefiche.

A livello cerebrale, poi, gli effetti biochimici sono ancor più sconvolgenti. La maggiore serenità si traduce in un aiuto ulteriore per la lotta a malattie letali, come il cancro o gli effetti debilitanti dell’ictus.

Emblematico, poi, è il dato che ci proviene dagli Usa: le assicurazioni automobilistiche riservano a coloro che partecipano ad alcuni gruppi di preghiera degli sconti, poiché il rischio di incidenti è decisamente più basso!

Dovremmo iniziare a farci qualche domanda sulla crisi, anche religiosa, della società occidentale, cui si associa un malessere generale degli uomini, tradotto in un aumento delle patologie psicologiche.

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