L’emergenza sovraffollamento carceri in Italia Società

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L’emergenza sovraffollamento carceri in Italia
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L’emergenza sovraffollamento carceri in Italia 4Cambiano i governi, le legislature e anche i ministri della Giustizia, ma la piaga tutta italiana del sovraffollamento delle carceri non risulta mai in cima all’agenda politica. Soltanto qualche esemplare appello del Presidente della Repubblica riporta l’attenzione sulla cartina di tornasole del tasso di civiltà di un Paese, che vuole definirsi democratico.

E a ricordarci dei quotidiani disagi dei carcerati, che secondo la Costituzione italiana dovrebbero scontare la pena e tendere alla rieducazione del condannato, ci sono le statistiche a livello internazionale. L’ultima, stilata in ambito Ue pone l’Italia all’ultimo posto per surplus di detenuti rispetto ai posti disponibili negli istituti penitenziari. L’associazione Antigone, che ha curato la ricerca annuale, calcola che per 100 posti previsti coabitano più di 140 carcerati. Con dei picchi imbarazzanti in alcune regioni: Liguria e Puglia prime tra tutte.

Ma sono le condizioni generali a preoccupare di più: i suicidi all’interno delle mura carcerarie sono cresciuti nel 2012, rispetto all’anno precedente. Gran parte di essi stranieri, di sesso maschile e con un’età che non supera quasi mai i trenta anni. Già, perché tra i 66685 detenuti italiani, soltanto un 4,2 % sono donne, e più di un terzo ha ricevuto condanne per reati di droga o di danni al patrimonio.

Ma a ben pensare, persino in una situazione tragica delineata dall’associazione Antigone, di esempi virtuosi da cui “ripartire” ce ne sono. Basti pensare al film Cesare deve morire, per la regia dei fratelli Taviani e già vincitore del Festival di Berlino 2012, interamente girato da detenuti nel carcere di Rebibbia nell’ambito di un progetto teatrale ormai collaudato. O al film Reality di Matteo Garrone, dove il protagonista è un ergastolano. Tutti esempi virtuosi che applicano in pieno il progetto rieducativo indicato dall’articolo 27 della Costituzione, e che abbassa notevolmente il tasso di recidività una volta fuori dal carcere.

Migliorare le condizioni delle carceri, insomma, oltre che un segno di civiltà è anche un modo per abbassare i livelli di delinquenza.

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