Ilva di Taranto, verso un’apparente normalizzazione Economia, Società

Ilva di Taranto Dicembre 2012
Ilva di Taranto, verso un’apparente normalizzazione
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Ilva di Taranto Dicembre 2012Giorni fa la situazione a Taranto sembrava stesse precipitando, dopo l’annuncio dell’Ilva di voler chiudere lo stabilimento, soprattutto in seguito alle azioni giudiziarie nei confronti dei vertici dell’azienda, cui sono seguiti 7 provvedimenti di custodia cautelare, e il coinvolgimento del sindaco della città ionica. Intanto la tensione è alle stelle tra gli operai dell’Ilva, nonostante il decreto governativo che autorizza il proseguo delle attività produttive, e il conflitto che si profila tra politica e magistratura.

È stato definito il “sistema Archinà”, dal nome del consulente dell’Ilva incaricato di fare pressioni, gestire le mazzette e ammorbidire le autorità locali affinché non si riconoscessero i danni causati dall’inquinamento ambientale alla salute dei tarantini. L’annuncio della chiusura dello stabilimento da parte della famiglia Riva è considerata una forma di vendetta dopo i provvedimenti giudiziari, e scuote un’area del Sud Italia a rischio esplosione.

Lo stesso ministro dell’Interno Cancellieri si è mostrato preoccupato per la tenuta dell’ordine sociale a Taranto. La chiusura dell’Ilva, infatti, causerebbe il licenziamento di circa 20 mila operai impiegati nello stabilimento, senza considerare l’indotto che ruota intorno alla realtà produttiva.

L’intervento del governo con un decreto legge, dopo una consultazione tra Monti e Napolitano, bypassa di fatto i provvedimenti giudiziari che avevano causato la chiusura dell’area a caldo, ritenuta responsabile dell’inquinamento. Il provvedimento dell’esecutivo impone alla famiglia Riva, proprietaria dell’acciaieria, di mettersi in regola nei prossimi due anni sul fronte dell’inquinamento, con interventi di bonifica ad hoc.

La vicenda dell’Ilva di Taranto è destinata a far parlare di sé nei prossimi mesi, soprattutto per l’inevitabile conflitto tra la magistratura locale, fortemente intenzionata a bloccare la produzione in nome della salute, e la politica che non vuole perdere un altro importante tassello della realtà industriale italiana.

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